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venerdì 17 marzo 2017

APPUNTI DI SFIDE DA SVOLGERE.






    ATTILIO SALETTA 16/03/ 2017.

ROMA: tratti del libro: “Appunti da un amico di Anthony Robbins”.


linee guida. del cambiamento.

POSSO CAMBIAR IL MIO CAMMINO..

  
NESSUN PROBLEMA E’ PERMANENTE E LA PERSEVERANZA PAGA, LIBERANDOSI DALLE CONDIZIONI NEGATIVE.

IL CAMBIAMENTO E’ DENTRO DI ME E DI QUALSIASI ALTRO..


COSA DA FORMA AL CAMBIAMENTO DEI NOSTRI PENSIERI E AZIONI.

Togliere di mezzo un senso perenne di sconfitta che poi genera una vita bloccata fondata su un massiccio senso di delega che impedisce di sprigionar cosa hai dentro in fatto di abilità in ogni dove. La chiave è una fiducia in te stesso necessaria.
Un vero potere non è affidarsi a questo o l’altro, ma invece un determinismo che ti porta a decidere cosa pensare e cambiare, eliminando un perenne senso di inferiorità sulle condizioni dell’esistente che ti portano come normale senso di concausa ad una percezione di sconfitta che ti impediscono di mutar presupposti alla tua esistenza stessa.


SOLUZIONI E NON PROBLEMI.
STRATEGIE E PROGETTI FONDATI SULLA GRADUALITÀ.


La chiave del successo è sempre costantemente in un buon giudizio sulle tue condizioni, a maggior ragione se come il sottoscritto, si trova in una condizione di marginalità sociale ed economica; quindi una sfida nella sfida.
IL VALORE DELLE DECISIONI.
Sembra assurdo, eppure le condizioni del nostro vivere, dipendono da nostre decisioni e pensieri che poi creano le basi del nostro stesso destino. La domanda è: “ Cosa ho deciso di imparare e pensare?”.Il mutamento dipende non da preferenze, ma da azioni consapevoli che portano a nuove decisioni in un mondo asettico senza decidere e sfidare l’esistente; decidere quindi è una grande ed ardua sfida al senso comune..


COME POSSO USARE CIO’ CHE POSSIEDO  PER ARRIVARE AI TRAGUARDI CHE DESIDERO RAGGIUNGERE?

Uno dei modi migliori sta nel togliere di mezzo un termine assai abusato che determina una base di partenza negativa: “Il Dovrei” Prendere decisioni significa assumere realmente e senza alcun “Dovrei” l’ottenimento dei tuoi progetti, con gli ostacoli come competizione autentica con la chiave della flessibilità come costante.
SUDDIVISIONE IMPEGNI.

Porre su carta un impegno semplice come quello di aver fiducia in te stesso ogni giorno ed un altro arduo come attraverso la focalizzazione, cosa serve, cosa fare, riesci a capir come uscir da una condizione di marginalità e vita precaria. Per far ciò, non c’è spazio per i “Dovrei” ma una costruzione dentro te stesso di tue convinzioni, mandando segnali al tuo cervello.
Il problema, ancor di più oggi, che spesso l'esistente ti manda segnali al tuo cervello erronei che ti fa credere a cose che non sono vere, ma che l’uomo è portato a credere.
Veder una scena sulla base del pregiudizio è un esempio, oppure ti viene chiesto di prendere una cosa, ma affermi che non c’è sulla base che si osservano le cose, non più con i sensi, ma con l’intelletto che controlla pur ciò che crediamo di vedere, ma quell'oggetto è lì davanti.
Il punto e quindi riguadagnar la forza percettiva dei sensi, ponendo sotto controllo quello che ne mina la forza i cui effetti si vedono in ogni dove.

Questi forzosi auto convincimenti hanno pure effetti sulla salute dell’uomo come i battiti cardiaci accelerati, il sistema nervoso, quello endocrino ed il sistema digerente come è stato ampiamente provato.


PRIMO SCHEMA.

A)   Esiste sempre un modo per capovolgere le cose.
B)   Non ci sono fallimenti, insegnamenti.
C)   Il passato non è uguale al tuo futuro.
D)   In qualsiasi momento posso cambiare la mia vita intera, prendendo una nuova decisione.

Sulla base di ciò è possibile suddividere il cambiamento e linee guide fondamentali.

1)    Una convinzione deve essere reale, solida e rapida, senza alcun “Dovrei”
2)    Continui supporti alle tue convinzioni come le gambe di un tavolo, che senza di esse, quel tavolo non starebbe in piedi.
3)    Nella costruzione del tuo “Tavolo” quali tue convinzioni ti danno fiducia e vero potere di scelta e quali non reggono e ti portano, come oggi, a livelli altissimi di falso potere di scelta?
4)    Una vera convinzione ti deve portare e produrre energia sana, forza interiore  e dinamismo; facile dir che se sono le masse mentali a dominare sono false convinzioni.


IL FILM NOIR DEL VIVERE.

Se guardi un film noir o dell’orrore, avrai percezioni non solari, ma se la tua vita è stata ed è un film noir,  vuoi cambiar registro alla sceneggiatura del tuo vivere, oppure pensi di non poter far nulla al riguardo? Io assolutamente NO! La sceneggiatura della mia esistenza è mia con tutti gli ingredienti di positività necessari, comprendendo in questo schema sul concentrarmi cosa posso fare e controllare, ed in questo quadro la felicità che si genera ampliando la sfera decisionale al riguardo. Tra i fattori belli, pure il coro delle opinioni che cercano di convincerti che sei destinato a far la comparsa.


LA PERSEVERANZA.

La perseveranza è il cambiamento e la consapevolezza. Vi sono decine di uomini e donne che nelle condizioni peggiori hanno assunto il punto di vista causativo di ciò che possedevano, nonostante, in molti casi, centinaia di porte chiuse hanno perseverato ed alla fine hanno ottenuto risultati: dal’ideatore della Walt Disney, ad uno che è andato in giro con una nuova ricetta di cucina, ad un cantante famoso, ma che per anni dormiva dentro una lavanderia a gettone, ad un uomo, dove un incendio gli aveva prodotto devastanti bruciature e poi dopo, anche una paralisi su tutto il corpo, ma mai si arrese, imponendo le sue qualità. Cosa accade oggi: se uno ottiene anche solo venti porte chiuse, abbandona il progetto e se stesso; ma nei pochi casi che ho citato, la media dei NO è stata di settecento NO. Quindi perché io dovrei smettere di darmi da fare? Persevero ed ecco questo secondo schema.



SECONDO SCHEMA: LE DOMANDE SONO LE RISPOSTE.
   Cosa è utile in questo problema?
   Cosa non è perfetto?
   Cosa posso fare per far sì che vada come voglio io?
   Cosa non intendo più fare in modo che vada come voglio io?
   Come posso godermi il processo mentre faccio ciò che è necessario per far andar le cose come voglio io?

Uno in una condizione disagiata, potrebbe aver difficoltà a trovar il modo di provar felicità, eppure questo terzo schema può trascinarlo verso un cambiamento di percezioni e stato emozionale.

TERZO SCHEMA: AZIONI DA FAR AL MATTINO APPENA ALZATO.

1)    Cosa mi rende felice ora?
2)    Cosa entusiasta?
3)    Orgoglioso?
4)    Di che cosa sono grato?
5)    Cosa mi sto godendo ora?
6)    Su che cosa mi sto impegnando?

LE DOMANDE DELLA SERATA.

A)   Che cosa ho donato oggi?
B)   Cosa ho imparato?
C)   In che modo questa giornata ha aggiunto qualcosa alla mia vita?
D)   Come posso usare questa giornata come un investimento per il mio futuro?

RISULTATI DA QUESTE ATTIVITÀ’ SEMPLICI COME TESTIMONIATO DALL'AUTORE, DIALOGANDO CON UNA PERSONA SULLA VIA DEL FALLIMENTO DELLA SUA AZIENDA PER COLPA DEL SUO SOCIO IN AFFARI.

1)    Miglior stato emotivo.
2)    Opportunità di far cambiamenti.
3)    Mutar stadio emotivo.
4)    Veder le cose in un’altra prospettiva.
5)    Domande che ti fanno star meglio.


EMOZIONI E FISIOLOGIA.

Due elementi inscindibili, comprendendo il movimento del corpo. Ad uno stadio positivo corrisponde maggior flusso del sangue nella arterie e nel cervello ed ossigeno. L’autore del trattato ha scritto che quando si sentiva depresso, faceva salti, scuotendo il corpo, respirando profondamente e mettendosi a far mimiche facciali comiche.
Una maggior concentrazione, muta lo stato mentale dell’uomo e stati di sicurezze, anche alleggerendo il peso della parole in ogni circostanza, dandoti speranza e cambiamento, ma pure sacrosanti disaccordi, pur se viviamo in un’epoca fatta sul declino del dissenso e dell’irrazionale in continua crescita, ma nonostante tutto ciò, tu puoi decidere come andrà il film, avendone il possesso, principalmente la sceneggiatura, ed ad ogni porta chiusa davanti a te, la speranza che sale.

LE LINEE GUIDA DEL CAMBIAMENTO

A)   Spirito di competizione.
B)   Mai accontentarsi.
C)   Crescita di desideri dopo una sconfitta
D)   Prepararsi duramente.
E)   Stabilire traguardi.
F)    Come sono diventato?
G)   Far sempre del mio meglio.
H)   Incessante miglioramento.
I)     Stabilire sotto traguardi.
J)    Obbiettivi finali da perseguire.
K)   L’importanza del primo passo.
L)    Mai perdersi d’animo.
M)  Non dar importanza alle opinioni.
N)   Sognar, ma in maniera mirata.
O)   Metti i tuoi sogni sulla carta.
P)   Sii specifico.



TUTTO DEVE PRIMA ACCADERE DENTRO LA TUA MENTE PER POI ACCADERE NEL REALE.

1)    Quanto ci metti?
2)    Come nasce la tua lista di desideri e priorità?
3)    Quattro obiettivi da conseguire nell'anno corrente.
4)    Cosa ti porge i maggiori appagamenti?
5)    Perché desideri quegli scopi?
6)    Cosa devo diventare conseguendoli come persona?
7)    Pensa di averli raggiunti.


LA SFIDA MENTALE DEI DIECI GIORNI: IMPEDIRE L’ENTRATA DI PENSIERI NEGATIVI.

Non ancorarti a cattivi pensieri, se lo fai, usa lo schema delle domande che risolvono problemi.

Cosa è utile in questo problema?
Cosa non è perfetto?
Cosa posso fare per far sì che vada come voglio io?
Cosa non intendo più fare in modo che vada come voglio io?
Come posso godermi il processo mentre faccio ciò che è necessario per far andar le cose come voglio io?
Poi le domande del mattino e della sera.

Cosa mi rende felice ora?
Cosa entusiasta?
Orgoglioso?
Di che cosa sono grato?
Cosa mi sto godendo ora?
Su che cosa mi sto impegnando?

LE DOMANDE DELLA SERATA.

Che cosa ho donato oggi?
Cosa ho imparato?
In che modo questa giornata ha aggiunto qualcosa alla mia vita?
Come posso usare questa giornata come un investimento per il mio futuro?

Soluzioni e non problemi quindi per dieci giorni e capacità di riuscire come traguardo.



PENULTIMO SCHEMA DETTATO DALLA SFIDA DEI DIECI GIORNI.

A)   Mostrerà abitudini mentali che ti impediscono di evolvere.
B)   Spingerà il tuo cervello a cercar alternative potenti e utili.
C)   Scossa di sicurezza ed avanzare.
D)   Creerà nuove abitudini ed aspettative.


ULTIMO SCHEMA: SONO VERAMENTE L’ULTIMO?
    Chi sta peggio di me?
2   Come posso aiutarlo?
    Esiste sempre un modo per cambiar le cose.
    Senso di collaborazione.
5   Unirsi e aiutare.
Sicuramente metterò da subito in applicazione questi appunti:

 “ ESISTE SEMPRE UN MODO PER CAMBIARE LE COSE E TUTTO DEVE PRIMA ACCADERE DENTRO LA MENTE E LO SPIRITO UMANO”



PENULTIMO SCHEMA DETTATO DALLA SFIDA DEI DIECI GIORNI.

A)   Mostrerà abitudini mentali che ti impediscono di evolvere.
B)   Spingerà il tuo cervello a cercar alternative potenti e utili.
C)   Scossa di sicurezza ed avanzare.
D)   Creerà nuove abitudini ed aspettative.


ULTIMO SCHEMA: SONO VERAMENTE L’ULTIMO?
1   Chi sta peggio di me?
2   Come posso aiutarlo?
    Esiste sempre un modo per cambiar le cose.
    Senso di collaborazione.
    Unirsi e aiutare.
Sicuramente metterò da subito in applicazione questi appunti: “ ESISTE SEMPRE UN MODO PER CAMBIARE LE COSE E TUTTO DEVE PRIMA ACCADERE DENTRO LA MENTE E LO SPIRITO UMANO”


ATTILIO SALETTA.


















































’.






giovedì 3 marzo 2016

Qualche potere immaginativo sulle patologie cardiache.



Voglio tentare di far un percorso immaginativo sulle patologie cardiache, ma temo che sia un tragitto ben poco fantasioso.


Un uomo ed una donna si aggirano di notte in un reparto di cure intensive legate a serie patologie cardiache, ma non sono visibili da nessuno.
Vedono subito che non c'è un letto libero e uomini, donne e bambini con cannule e monitor, nelle stanze mediche personale qualificato controlla il decorso di ciascuno.

Giungono davanti ad una persona posta in un letto e attraverso qualche sistema immaginativo percorrono il tragitto che dalle cattiverie umane, giungono sin al letto di un ospedale e l'indomani, il paziente verrà sottoposto ad un bypass per le sue gravi malformazioni cardiache.

La strada inizia vedendo un ragazzo dalle alte capacità progettuali e di riuscir a veder lontano rispetto all'esistente; i suoi simili sono spesso risentiti nei suoi confronti.

Eccolo entrar in un'azienda poderosa, con molti poteri di dissuasione verso chi gestisce la cosa pubblica, forza economica molto elevata e personale poco propenso a farsi domande e sviluppar capacità progettuali.

All'inizio per lui è tutto un coro di evviva, poi però sviluppa un progetto prospettico per la stessa azienda in cui opera ed a beneficio dei fruitori del servizio di quella compagnia.

Inutile dir che viene cacciato, ed in malo modo, da quella azienda nonostante che quando vi entrò ricevette un coro di evviva.


Giunge però un ingrediente immancabile contro chi possiede doti progettuali e capacità innate di veder lontano....la guerra ed il terrorismo psicologico nei suoi confronti, la terra bruciata attorno a lui.

Naturalmente nei media c'è solo spazio per le guerre con armi, missili, droni e traccianti; ma nessuna guerra  sarebbe mai esplosa senza preparar il terreno usando quella psicologica per irretir l'uomo a farsi domande, allora poi quelle guerre sono accadute...è un assioma.

Ma le guerre psicologiche ordite contro le menti progettuali e capaci di veder lontano sono forse più ciniche e criminali di quelle con fucili e missili; si basano sul concetto che certamente ti lasciamo vivere, ma ti renderemo la vita impossibile se usi queste tue capacità.


I due esseri invisibili scorgono questa persona finire nelle spire della marginalità sociale, ma la guerra ai suoi danni è ben lungi dall'essere terminata....cercano di convincerlo che è un fallito, non ha da dar nulla alla società civile, un peso per i contribuenti, irretir la sua personalità ed ad aggiungere altre tinte fosche, chi si occupa della marginalità sociale non si occupa di persone simili.

L'uomo progettuale deve inserir dentro di sé anticorpi per corazzarsi davanti a questo fuoco di nonsense.

Il percorso dei due termina quando quest'uomo finisce nei meccanismi dell'infarto e l'indomani un'operazione come l'inserimento di un bypass al suo cuore.

Quindi: chi è la vittima, le scene dei delitti, i mandanti e gli esecutori del crimine?



I due però inseriscono altro potere immaginativo....l'uomo è perfettamente ristabilito, il suo potere progettuale e capacità di veder lontano gli garantiscono vita economica e sociale, creando benefici a tutto tondo nel nerbo della vita comunitaria; ma qualcosa d'altro.

Un mutamento antropologico nell'osservar i fenomeni della marginalità, un percorso non più rinviabile progettuale, prendendo le tante persone con queste innate abilità come basi di mutamenti del pensiero umano verso chi sta dietro, ma senza il carrozzone dell'assistenzialismo.

I due però entrano nello stesso reparto di prima, notando che è quasi disabitato; forse l'antidoto contro la guerra ed il terrorismo psicologico deve essere stato trovato.

Girano per vari luoghi in cui si sviluppa la vita sociale e nello stesso ospedale e trovano l'antidoto.

"Nessuno ti può far sentir inferiore senza il tuo consenso"

Eleanor Roosevelt 

"Chissà che la battaglia contro le patologie cardiache non possa esser vinta, non da nuovi farmaci e nuovi strumenti, ma invece da questa frase, buttando in un museo degli orrori i fautori di quella guerra; ma forse aiutati da chi volevano annientare, rendendosi conto che stavano annientando se stessi"



Attilio Saletta.



domenica 14 febbraio 2016

Quarta parte de: alle origini della povertà e le limitazioni umane.


A pagina 9 Mister Yunus dimostra quanto terreno è mai stato svolto, o forse, volontariamente non percorso: “Grammen mi ha insegnato…la nostra conoscenza delle persone e dei modi in cui interagiscono è ancora inadeguata…Ciascuno di noi ha un potenziale illimitato e può influenzare la vita degli altri…nei limiti e oltre i limiti della propria esistenza…Fino a che non creeremo un contesto che ci permetta di scoprire la vastità del nostro potenziale, non potremo sapere quali siano queste risorse”.
Nell'ultima parte di questo percorso, il fondatore della Grammen Bank, dimostrerà il fattore motivazionale capace come lui ha fatto, di sconfiggere il terrorismo, incanalando le energie umane in senso benefico sul volano del creare, non del distruggere che va così tanto di moda oggi; forse perché è più facile e popolare.
Allora ecco chi concretamente ostruisce questo tragitto e per iniziare…gli aiuti internazionali…
A pagina 27 ecco qualche bel dato:” L’ammontare degli aiuti internazionali è valutato annualmente attorno ai sessanta miliardi di dollari. I progetti generano ovunque burocrazie elefantiache…e corrotte e sprecano fiumi di denaro…il denaro doveva andar ai governi…i fondi internazionali non fanno che accrescere le spese governative, con esiti spesso contrastanti con gli interessi della stessa economia di mercato…i fondi servono per costruire strade, ponti...e degli aiuti i poveri non vedono neanche il colore…così l’aiuto internazionale diventa…un atto di carità verso i potenti…Il sistema degli aiuti dev'essere interamente ripensato, sia nella metodologia, sia negli obiettivi”.

A pagina 26 altri dati:” Circa i tre quarti …degli aiuti stranieri sono spesi dal paese donatore…le donazioni sono diventate un mezzo per il paese ricco…vendere i propri prodotti…Quanto all'ultimo quarto…arricchire una piccola élite bengalese di consulenti, imprenditori, burocrati e funzionari corrotti…che lo spendono in prodotti d’importazione…su conti correnti stranieri”.
Veniamo alla Banca Mondiale…La tragedia immane ha un nome: agenzie di consulenza…rapaci umani che arrivano con tutto lo sfarzo ed un giorno di una loro diaria equivale a quella di un’intera comunità locale, poveri compresi; ma il peggio è un altro…
Mister Yunus la descrive ben bene a pagina 25:” Oggi quando mi si annuncia l’arrivo di un consulente….So già come andranno le cose: dopo aver finito di ascoltare scriverà una relazione, ma formulata …ci sembrerà di sentirne parlare per la prima volta…Oppure peggio…un lungo rapporto che non avrà nulla a che fare con il nostro lavoro…pretenderà di comandare senza assumersi la minima responsabilità…L’eccessivo proliferare dei servizi di consulenza ha fuorviato gravemente gli organismi di soccorso…Sulle idee e iniziative dei paesi beneficiari...quasi inevitabilmente un effetto paralizzante…I problemi cominciano a emergere quando il progetto è avviato…il biasimo ricade sui paesi, non sui consulenti che nel frattempo hanno intascato una parte considerevole dei fondi destinati al progetto”.
“La Banca Grammen non ha mai chiesto, né accettato denaro dalla Banca Mondiale perché non apprezza il suo modo di comportarsi”.
Ora giungiamo agli economisti e i loro teoremi…a pagina 150 ecco cosa dice l’autore: “Grammen si occupa di favorire lo sviluppo economico delle persone, e dove c’è sviluppo c’è cambiamento. Quando una persona sta meglio economicamente, cambiano anche altri aspetti della sua vita…Il cambiamento che avviene non è una vittoria sull'altro, ma sulla propria condizione di povertà…un processo del tutto naturale…esso libera il povero dalla soggezione politica”.
Ora ecco come gli economisti vedano male il lavoro indipendente: a pagina 228 alcuni dati…” Gli economisti tuttavia, riconoscono soltanto la forma di lavoro salariato. Nei loro libri il lavoro indipendente non è mai menzionato. Nel mondo quale è concepito dagli economisti noi trascorriamo l’infanzia …per renderci appetibili dal punto di vista dei padroni…ci presentiamo per venderci sulla piazza. Se non troviamo nessuno che ci voglia...chi vive in un paese industrializzato avrà la possibilità di affidarsi alla pubblica assistenza. L’idea che un giovane essere umano profonda tutto il suo impegno per prepararsi ad essere usato…mi disgusta profondamente…La vita umana è troppo preziosa perché la si sprechi…nel sedurre un datore di lavoro”

Insomma: ecco qui l’attacco all'indipendenza umana, nonostante che proprio il lavoro indipendente abbia provocato benefici a tutto tondo; ma Mister Yunus prosegue a pagina 228: “I manuali di economia ignorano il termine lavoro indipendente e siccome gli economisti lo hanno cancellato dai loro libri, i politici lo hanno cancellato dalle loro menti. Offrire sbocchi di lavoro indipendente è la migliore strategia per eliminare la disoccupazione e la povertà”.
Allora perché proprio le persone progettuali vedono nel lavoro indipendente un approdo sicuro alle loro capacità, specialmente se sono imbrigliati nei meccanismi dell’emarginazione? Il Nobel per la pace lo illustra a pagina 208:” Permette ad un povero isolato di riacquistare progressivamente fiducia in se stesso...più ampia possibilità di incidere sul proprio destino…permette di lavorare a chi non riesce ad adattarsi ai rapporti gerarchici…di sfuggire alla dipendenza degli aiuti sociali…trasformare un hobby in un impegno remunerativo”.
Chi scrive vede nel lavoro indipendente, punto per punto, detto dal Nobel per la Pace, una strategia da mettere in pratica ogni giorno; ma per chiudere questa quarta e penultima parte, perché si mitizza così tanto le multinazionali come sancta sanctorum inviolabili, moderne colonne d’Ercole, quando invece le attività della Grammen Bank hanno dimostrato di poter rivaleggiar in campi come la telefonia, Internet e l’energia?  Perché non può essere replicato in altri lidi?
A pagina 215 ecco per incominciar: Grammen Phone…un’azienda telefonica che ha l’obiettivo di poveri che gestiranno una compagnia telefonica ed è accaduto in Bangladesh da parte di persone del tutto senza nozioni di alcun genere sulla materia…poi ecco Grammen Cybernet: far finir le reti telematiche nei posti più sperduti; altro scopo realizzato e gestito da emarginati ed infine…Grammen Energia…poveri che gestiscono localmente le fonti di energia con un decentramento efficace.
Mi piace chiudere questa quarta parte con questo concetto di Mister Yunus:” In una società la qualità della vita non dovrebbe essere giudicata dallo stile di vita dei ricchi, ma da quello di coloro che sono ai gradini più bassi della scala sociale”

In effetti la sinergia tra Grammen ed il credito solidale sono in grado di indicar un modo diverso di veder la povertà all'insegna dell’interesse autentico verso i poveri ed in definitiva, la fibra etica del vivere stesso, ma dando loro quella spinta progettuale di cui i poveri sono portatori.
Nell'ultima parte andrò a smontar stereotipi: è possibile sconfiggere il terrorismo, i mussulmani non sono fomentatori di disordini; il Premio Nobel della Pace è un mussulmano praticante…e molto altro…per chiudere degnamente questa parte, un know how importante….
A pagina 54 l’autore descrive della sua permanenza negli Stati Uniti nella metà degli anni sessanta e nell'università di Vanderbilt ed il suo incontro con un celebre professore di economia rumeno, sfuggito nel 1948 al regime comunista: Georgescu…egli gli insegnò la possibilità di far a meno delle formule, di come talvolta…oggi quasi sempre…tendiamo ad applicar a problemi semplici, soluzioni complesse e mascherare  la nostra ignoranza  con spiegazioni complicate, destinate a far colpo sulla gente, quindi il riappropriarci di piani concreti possa aiutarci a costruir il futuro; insomma, tra le tante cose che abbiamo tolto di mezzo in maniera delittuosa c’è pure aver spazzato via il know how dalle nostre decisioni, magari in favore del fatalismo, preferisco decisamente i terreni del know how.



Attilio Saletta.









giovedì 11 febbraio 2016

Terza parte de: alle origini della povertà e le limitazioni umane.


Allora perché organismi come la “Grammer Bank” trovano nell'opulento occidente grosse difficoltà ad inserirsi e per certi versi, la vita dell’emarginato occidentale presenta più ostacoli di quello che vive in altri luoghi di questo pianeta?
Muhammad Yunus illustra ciò compiutamente nella sua opera: “Il banchiere dei poveri”
A pagina 187 ecco questo dato: “ Anche se in termini assoluti, i poveri dei paesi avanzati possiedono più benefici fisici e monetari dei poveri del terzo mondo, sul piano psicologico la povertà è molto più difficile da sopportare in un contesto di relativa abbondanza…Nel terzo mondo le differenze tra ricchi e poveri esistono…si cresce tutti assieme…i miei compagni di gioco erano analfabeti…A Chicago una situazione simile come quella sarebbe impensabile; un giovane bianco non benestante non andrebbe a giocare nei ghetti dei neri”.
Insomma: ecco la società occidentale che funziona per compartimenti stagni e reggimenti e l’esclusione come elemento basilare e non solo economico, anzi, per certi versi è un fattore non decisivo; ma qui ecco un’ulteriore elemento a pagina 184.
“Forse per gli europei, Grammen è un concetto troppo estraneo, rimette in discussione troppe idee preconcette…Nei paesi avanzati il problema più grande è quello di ovviare ai danni provocati dallo stato assistenziale….i beneficiari di sussidio mensile…appaiono non meno spaventati, di fronte all'offerta di un prestito per avviare un’attività lavorativa, delle donne dei nostri villaggi….Molti fanno il calcolo di quello che perderebbero….concludono che non ne vale la pena…Ma anche quando la legge garantisce ai poveri il diritto di proprietà, la mentalità delle organizzazioni caritative non lo accetta….” Come un giovane appena uscito di prigione che voleva crearsi un’attività indipendente, ma l’istituto dove risiedeva non fu d’accordo.
Qui ecco un’ulteriore aspetto a pagina 224: “Ho sempre avuto la certezza che cancellare la povertà…sia più una questione di volontà che di mezzi…probabilmente perché non ne siamo personalmente coinvolti…la carità non ha altro effetto se quello di perpetuare i problemi, togliendo ai poveri lo spirito d’iniziativa…Per prendersi cura dei poveri gli stati si sono dotati di enormi apparati burocratici….Gran parte del denaro dei contribuenti viene accantonata per finanziare programmi di assistenza…i figli allevati da genitori legati al carro dell’assistenza hanno buone probabilità di rimanervi agganciati per sempre”.
Ma come agisce la Grammer Bank? Sul volano del desiderio d’indipendenza progettuale del povero stesso ed uscir dalle tenaglie della povertà estrema congiunta con l’analfabetismo, i meccanismi dell’usura che poi non sono molto diversi da quelli occidentali, a pagina 32 ecco un bel esempio: “Che Grammen sia riuscita a rendersi indipendente dalle sovvenzioni rimanda al problema della carità in generale…Nella maggior parte dei casi…è veramente dannosa…se il donatore aprisse la portiera dell’auto e chiedesse al mendicante  qual è il suo problema, come si chiama, quanti anni ha, che cosa sa fare, …quello sarebbe un modo per aiutar davvero…Chi raccoglie denaro mendicando non è motivato a migliorarsi…incline ad una mentalità parassitaria”.
Come scriverò in seguito, i meccanismi degli aiuti internazionali non sembrano molto diversi ed aprono le porte alla corruzione, o meglio, la spalancano.
Vediamo nel concreto uno che vive nell’opulento occidente ed è emarginato dai processi economici e sociali, ma desidera fortemente dar scambio con la società, crear una sua attività indipendente frutto della sua vena progettuale cosa incontra: se presenta il suo progetto ad un qualsiasi istituto bancario, nella maggior parte neanche ci entra perché sa già che gli riderebbero in faccia e neanche a quelli del micro credito occidentale; se ci entra, appunto, gli riderebbero in faccia, se poi lo mandasse ad organismi umanitari, troverebbe spesso l’indifferenza alla sua carica progettuale, o al massimo che non si può fare, specie se fosse dettato dal rinnovamento della volontà di uscir dalle tenaglie dell’emarginazione a beneficio degli altri.
Magari gli proporrebbero di far un bel corso di formazione con il risultato di non aver mutato la sua condizione e foraggiato chi quell'attività di studio l’avesse messa in piedi e per finire in bellezza…il pietismo, le sirene dello stato assistenziale e i pericoli che quel sistema creano, specie se vuoi crearti un’attività indipendente e far leva sulla tua carica progettuale e non essere capito da molti, o peggio, avversato.
Cosa fa Grammen? A pagina 216 ecco uno stravolgimento benefico dell’agire: “Sconvolgendo i metodi tradizionali di lotta alla povertà, abbiamo sempre adottato la prassi di concedere prestiti senza fornire né richiedere…alcuna competenza specifica…Per questo, invece di perdere tempo a trasmettere loro nuove competenze, abbiamo deciso su quelle che le persone già possiedono. Il denaro che poi guadagneranno diventerà la chiave per esplorare la gamma dello loro ulteriori potenzialità”.
Ecco a pagina 212 altro fienile di speranza autentica: “L’esperienza ci ha dimostrato che, con l’aiuto di un capitale finanziario anche limitato, i poveri sono capaci di profondi cambiamenti nella loro vita…Tutto quello che mancava loro era il capitale”
Se nell'opulento occidente ed in questo paese, invece di ingrossar il carrozzone dell’assistenzialismo, andassimo a chiedere a chi vive ai margini della società civile cosa ciascuno sa fare, cosa gli manca per metterlo in piedi, i suoi desideri, ostacoli, andando a scovar progettualità nascoste, forse faremo saltar in aria quel mostro che fa della sottovalutazione delle risorse umane il suo costante famelico cibo assieme al depotenziare la società stessa e quel elemento tossico che inizia dall'istruzione ufficiale che immette un insensata e spropositata supervalutazione delle classi dirigenti che tracima nel misticismo pagano e su quel fetido altare giacciono migliaia e migliaia di progettualità che ogni giorno sono annientate da tale mostro famelico che si nutre di disvalore; una sola singola progettualità, non maciullata da tale meccanismo è in grado di riformulare l’intera macchina sociale e quindi la povertà come ha detto Mister Yunus è un fallimento concettuale di tutto l’assieme.
Un particolare: il 98% dei poveri che hanno usufruito dei prestiti ha pagato il dovuto e sempre; inutile dire che sono proprio i benestanti i meno capaci di far fronte a prestiti bancari, nonostante i loro super benevoli tassi d’interesse e persone, non povere, le più povere tra le più povere, attraverso quella banca, hanno risalito la china, dato un senso alla loro vita e sviluppato progettualità e economia sana….sono oramai a milioni chi partendo dalle condizioni più disagiate hanno prodotto benessere a tutto tondo.
Nella quarta parte diverse cose: il ruolo degli aiuti internazionali, la banca mondiale, perché gli economisti vedono solo una forma di lavoro e come è facile sconfiggere le multinazionali, comprese quelle che operano nel ramo informatico, cosa che Grammer ha fatto.



Attilio Saletta.


domenica 7 febbraio 2016

Alle origini della povertà e le limitazioni umane: prima parte.

Sono oramai anni che non prendo come punti di riferimento il pensiero comune, i soliti discorsi stantii e senza un briciolo di interesse sui fatti del vivere, meno che mai i discorsi pomposi delle classi dirigenti e di chi gli dà importanza, anche solo per fargli degli appunti.
Le uniche cose che per me hanno valore sono le rarissime persone(sempre di meno) che amano l’utilità dei concetti quando dicono qualcosa e stimolano gli altri alla curiosità critica e potere descrittivo delle vicende umane e che danno la possibilità all'uomo di sperimentar ed applicar concetti, facendo leva sul rinnovamento del pensiero umano che del resto è anche la mia natura di come vedo ed affronto la vita.



Muhammad Yunus è tra questi pochissimi; qui l’immagine di quando nel 2006 fu insignito del Premio Nobel per la Pace per il suo agire nei confronti della povertà assieme ad una sua collaboratrice per le azioni per nulla usuali della banca da lui fondata: “Grammen Bank”
Sul tema della povertà ha inserito concetti e poi azioni che rispondono in pieno alle mie perplessità salenti su: “L’assegno di cittadinanza” che invece di crear benefici ai fruitori di tale entità economica, sviluppa premesse negative per la loro vita e tra i beneficiari potrebbe esserci chi scrive.
Quell'entità economica avrebbe valore se ciascuno dei fruitori avesse il desiderio di crearsi una vita economica indipendente e quindi, mettersi in proprio e l’insieme delle istituzioni, pronte ad accogliere questa crescita progettuale di persone desiderose di dar un senso alle loro esistenze e se poi, tale entità economica creasse livelli di eguaglianza sociale estesa; ma non mi pare di veder questo impulso in questo paese.
Avrò modo di ritornar su queste questioni sulla base del libro che racconta le vicende legate alla Grammen Bank ed il suo fondatore che ha sempre visto in chi vive nella povertà un volano di indipendenza, determinismo, sete di riscatto concreta e forza progettuale; non quindi uno da dargli un contentino economico, all'opposto, uno che crea ricchezza per gli altri e per se stesso.

Nel suo libro inizia a raccontar della sua fede incrollabile verso la creatività umana e che quindi la povertà non fa parte di questo contesto.
Il micro credito come leva per spalancar le porte alla forza progettuale dei più poveri, ma muovendo il tutto dal’essenza umana e istituzioni, pronte a muoversi in tale direzione.
Le potenzialità, sia dell’individuo, che della società, non solo non sono mai state indagate, ma ci si è guardati bene dal farlo, quindi c’è tutto un terreno da esplorare e tra chi ha più cose da dare c’è proprio chi vive nella marginalità del vivere.
Nella parte finale del suo libro: “Il banchiere dei poveri” c’è il suo discorso tenuto in occasione del conferimento a lui e la Grammer Bank del Nobel per la Pace; a pagina 285 ci sono due elementi che spiegano molto del perché la povertà agisca per effetto delle limitazioni umane e concettuali della povertà stessa più che per fallimenti sociali.
L’accettabilità della povertà come fatto naturale e che quindi è parte del destino umano, un accordo quindi ed un disaccordo sul fatto che non ci possa essere la marginalità per molti essere umani; se invece fossimo in disaccordo, avremo già costruito le basi e le istituzioni sul fondamento di questo disaccordo…insomma…creiamo quello che vogliamo.

Qui ecco l’importanza del pensiero umano: dobbiamo essere capaci di mutar prospettive ai nostri pensieri e modificarli spesso; sui temi della povertà è una priorità perché dobbiamo andar dentro la filiera degli egoismi, facendolo, è facile che troviamo noi stessi e spesso,  anche l’emarginato occidentale che ha modi di essere molto diversi come Mister Yunus ha descritto di chi abita nel terzo mondo; più causativo di quello che vive nell'opulenta parte fortunata di questo pianeta.
Nel secondo assunto ecco il tema che la povertà non è affatto creata dal povero; sviluppata da un sistema che demotiva l’uomo a pensare e sottostimare le sue domande: creata da noi stessi, con strutture sociali ed economiche di tali guise, un’impalcatura che sottostima in maniera sistematica le capacità umane ed armature strette ed incapaci di agire per smuovere la macchina sociale e togliere ingiustizie, depotenziando il valore progettuale della società stessa.
Per chiudere questa prima parte, ecco di come il pensiero umano e le sue limitazioni abbiano provocato il crescere della povertà, il fondatore della Grammer Bank esprimerli: “ La povertà è originata da un fallimento a livello concettuale, più che da qualche mancanza di facoltà da parte della gente”.





                    Riprenderò dalla seconda parte.


                                                Attilio Saletta.