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mercoledì 17 febbraio 2016

Ultima parte de: alle origini della povertà e le limitazioni umane.


In quest’ultima parte cercherò di smontare una marea di dati falsi sulla natura umana, le questioni che sembrano senza soluzioni e devastanti premesse indiscusse, partendo appunto dall'aver tolto di mezzo il know how dalle decisioni umane in favore dell’antagonismo politico, le sociologie di massa ed il gran corteo smodato delle opinioni nonostante che il detto know how sia in possesso di chiunque.

La base di questo premeditato attacco ai meccanismi del know how non può che essere quello che disse a Mister Yunus quel professore di economia:” Troppo spesso tendiamo ad applicare a problemi semplici soluzioni complesse, a mascherare la nostra ignoranza con spiegazioni complicate destinate a far colpo sulla gente”.

Cercherò quindi di dimostrare che alla base dell’attacco al know how sulle questioni, oggi sul tappetto c’è esattamente quel insensato e degenere modo di essere contemporaneo, ma insieme, cosa che ha fatto il fondatore della Grammer Bank, un altro concetto espresso da quel capace economista:” Si può far a meno delle formule, l’importante è cogliere il concetto…un piano concreto possa aiutare a capire e costruire il futuro” in altre parole…l’uso pieno del know rispetto alle decisioni umane…il percorso non può che iniziare dall'anatomia della politica e la sofferenza umana.

Come disse Tommaso Moro:” Non sono le idee dell’uomo ad essere importanti, quanto la simpatia critica sull'esistente” Tutto ciò quindi che l’attacco al know how cerca di smantellare. Un’idea autentica deve essere semplice, delineare scenari percepibili in maniera facile, generare armonie e disattivare antagonismi; quando non è così…non è una questione accademica…tutt'altro…si ha “Traffico sviluppato” ovverosia: si è certi che è piena di falsità e quindi sei costretto ad indagar dove la degenerazione del pensiero umano è intervenuta…qui è la genesi della politica: “Uso incontrollato delle passioni umane e dominio delle nevrosi”

Questo fa a pugni con il know how e il dato che la sofferenza umana è silenziosa in tutti i suoi aspetti e la vita umana molto delicata: un uomo che non ha di che vivere non tiene un comizio su un albero parlando di attacco alla democrazia, una famiglia che non è in grado di arrivar alla fine del mese con le spese, sta in silenzio in casa ed analizza come risolvere la situazione,  il padre di quel microcosmo di società civile non si mette a parlar di attacco alla democrazia, in un reparto oncologico, i parenti di un malato stanno in silenzio e quel silenzio è frutto di scoperte, non si mettono a parlar di attacco alla democrazia…questo è know how e predisporre piani concreti per il futuro; tutto ciò che è lontano anni luce dalla politica che ha trasformato la vita sociale e gli spazi di vita umana in un coacervo di antagonismi e su quel terreno, ogni giorno, progettualità individuali vengono annientate e la marginalità del vivere per chi le possiede diventa spesso una costante.

Per partire ecco il terrorismo e di come, partendo dalle basi del know how, il premio Nobel della pace l’abbia sconfitto partendo da un fattore su cui la politica e le sociologie di massa non faranno mai:” L’elemento motivazionale per incanalare le energie umane in maniera benefica; il terrorismo fa l’opposto e gran parte dell’attività politica pure”
A pagina 150, l’autore parla dell’Islam, quello che nessun…esperto di questioni legate al terrorismo non dirà mai:” In base alla nostra esperienza, riteniamo che l’Islam non sia intrinsecamente contrario al micro credito, né alla sua opera di progressiva abolizione di povertà: nella sua dottrina non c’è nulla che proibisca alle donne di guadagnarsi  da vivere o di migliorare la propria situazione economica….Nel 1994, il consigliere del dipartimento femminile iraniano, che dipende direttamente dal presidente, mi fece visita a Dhaka. Quando le chiesi cosa pensasse di Grammen, l’autorevole signora disse…Non c’è niente nella shariah o nel Corano che contrasti con il vostro operato. Perché le donne dovrebbero accettare la fame e la povertà? Essendo i clienti anche proprietari della banca, gli interessi che la banca riscuote appartengono in realtà a loro stessi”.
Questo è know how e predisporre piani concreti per il futuro; il terrorismo è la negazione più totale delle basi su cui si è fondato quel filone spirituale e religioso, quindi, come disse quel valente economista: “Mascherare la nostra ignoranza con spiegazioni complicate destinate a far colpo sulla gente” l’antitesi del know how quindi di cui noi occidentali ne abbiamo fatto grande uso, specialmente negli ultimi decenni.

Mister Yunus, qui fornisce la prova palese di come si sconfigge il terrorismo…a pagina 137-138 un bel uso di know how…Grammen andò in una zona che era sull’orlo della guerra civile(Tangail) guerriglieri marxisti spargevano terrore nel paese, la legge e l’ordine non esistevano
“I guerriglieri erano molto giovani…noi eravamo disposti ad assumerli come impiegati della banca a condizione che deponessero le armi”
Ecco qui la forza motivazionale che toglie di mezzo gli antagonismi e la violenza: “Gli stessi giovani che sognavano di portare la rivoluzione nel paese…adesso percorrevano le strade dei villaggi per portare ai più poveri la nostra proposta di credito…Noi abbiamo incanalato le loro energie verso qualcosa di ben più costruttivo del terrorismo. Cosa significa intraprendere se non utilizzare le proprie risorse …per dar un impulso alle cose? Perché non dar loro l’occasione di far qualcosa di costruttivo per la società?”

Qui ecco il motivo di tanti giovani che hanno preso la strada del terrore: non abbiamo nella maniera più assoluta incanalato le loro energie positive in qualcosa di costruttivo, all'opposto abbiamo creato compartimenti stagni e irreggimentato la vita sociale con in più che questi ragazzi avevano ed hanno titoli di studio, spesso rilevanti; non è stato difficile usar il peggio delle motivazioni umane per gettar il seme dell’odio nell'animo umano di quei ragazzi, siamo stati complici di quell'odio, ma il principale, non sviluppar senso critico per crear benessere e quindi mirato attacco al know how della vita sociale con una marea di assolutismi fittizi e quel capace economista aveva visto bene con lungimiranza quello che sta accadendo oggi; ma un mussulmano credente ha fatto vedere come si sconfigge il terrorismo e si predispongono piani per il futuro.

Non termina qui l’azione mirata di Mister Yunus rispetto al terrorismo ed a pagina 152 altro fienile di know how:” Certi grandi strateghi…ritengono che il mondo di domani sarà in balia degli antagonismi culturali (cristianità contro islam e così via) L’operato di alcuni regimi estremisti rende ai loro occhi inevitabile una tale previsione pessimistica…Noi di Grammen vediamo le cose diversamente. Noi concediamo prestiti…a donne mussulmane, induiste, cristiane, buddiste e tutte le comunità culturali e religiose sono presenti nel nostro consiglio di amministrazione. Non c’è ragione di andare verso una guerra culturale o di religione se i poveri possono, mediante il micro credito e le proprie risorse…evolversi nel senso di diventare esseri umani indipendenti, attivi, pensanti e creativi. Speriamo che l’Occidente, campione del capitalismo, trovi il modo di capire e di imparare ciò che noi abbiamo imparato qui, nel Bangladesh”.
C’è qualcosa di complicato in tutto ciò? Non percepibile? Oppure abbiamo talmente incerottato la nostra mente a forza di follie dialettiche che non siamo più capaci di veder nulla e le nostre orecchie sentono solo più strumenti a percussione?

Per chiudere questa parte legata al terrorismo, ecco altri frammenti del discorso che tenne Mister Yunus quando ricevette il premio Nobel per la Pace; dopo sarà la volta di veder cosa un mussulmano ha fatto in favore delle donne; cosa che nessun occidentale ha mai fatto e le stesse donne mussulmane dimostrar il loro livello d’indipendenza.

A pagina 276 ecco Mister Yunus parlare che la povertà è una minaccia per la pace: “Metà della popolazione mondiale vive con due dollari al giorno, oltre un miliardo vive con meno di un dollaro al giorno. Questa non è una premessa di pace. Il nuovo millennio sì è aperto con un grande sogno…ridurre della metà la povertà…Poi ci sono stati l’11 settembre e la guerra in Iraq e d’improvviso il mondo è stato distolto…di tale sogno…si spostava dalla lotta alla povertà alla guerra al terrorismo…Io credo che il terrorismo non possa essere sconfitto dall'azione militare…Io sono convinto che investire risorse per migliorare le condizioni di vita dei poveri sia una strategia migliore della spesa in armamenti…La pace è minacciata dall'ingiusto ordine economico, sociale e politico, dall'assenza di democrazia, dal degrado ambientale e dalla violazione dei diritti umani. La povertà è l’assenza di tutti i diritti umani…La creazione di opportunità per i poveri, che sono poi la maggioranza delle persone, è al centro del lavoro cui noi ci siamo dedicati negli ultimi trent'anni”

Su quali presupposti si basa oggi la migrazione di massa verso l’occidente? Su quello che Grammen fa ogni giorno come nel passato, o sulle mirate denunce di cosa l’occidente ha fatto per smantellare la decenza umana da ogni dove negli ultimi decenni? Perché guardiamo solo gli effetti delle nostre bestialità, ma mai le cause delle nostre follie e meno che mai, imparare dai nostri errori e crimini? Non sarebbe più facile riprendere in mano tutto il know how andato perduto e riaver una visione del mondo? Predisponendo piani per il futuro e gettar via i commedianti dalle nostre esistenze; oppure pensiamo di non esserne capaci perché a scuola ci hanno insegnato a far le comparse?

Eppure ci sono quelle parole che sono la formula del progresso: “Menti indipendenti, attive, pensanti e creative” E’ così strano che io metta in applicazione queste parole e facendolo…ho avuto la possibilità di disimparare dati falsi sul vivere, così ho potuto riacquistar fiducia in me stesso? Così poter pure aver una vita economica come Grammen ha dimostrato a cui sto lavorando così tanto?
Ora però veniamo al ruolo centrale delle donne nella Grammen Bank.

Perché un mussulmano praticante, decide che la spina dorsale della Grammer Bank dovrà essere da parte delle donne piuttosto che in favore dell’uomo? Mister Yunus descrive ciò molto bene ed a pagina 88 tanti elementi:” Il credito portava cambiamenti più rapidi di quanto era gestito dagli uomini. Relativamente parlando, la fame e la povertà riguardano più le donne degli uomini. Se in una famiglia qualcuno deve soffrire la fame, sarà sicuramente la donna…avendo un’occasione per uscire dalla propria condizione, la donna sarà quella che lotterà con più forza…Per poco che le si offra…la donna sarà pertanto ansiosa di costruirsi…una sicurezza economica…per i suoi figli…la casa…Così ci siamo orientati a concedere prestiti quasi esclusivamente alle madri di famiglia”

Un modo di essere così in occidente è mai stato detto, magari anche dalle donne? Non mi risulta…ed è stato messo in piedi da un mussulmano praticante…ma lo stereotipo dominante descrive il mussulmano come uno che vuole trascinare il mondo intero indietro di dieci secoli e con il peggior armamento oscurantista e figuriamoci per le donne; c’è qualcosa che non comprendo? O forse chi degenera il pensiero umano è fonte di attrattiva per troppi, media compresi, consenso facile; ma questo nasconde in maniera, spesso premeditata, chi invece desidera riportar nell'alveo dell’utilità dei concetti, il pensiero umano stesso e questo non è desiderabile da parte di sin troppi che vedono in ciò un pericolo per il loro dominio…eppure se solo l’1% delle qualità cerebrali di un fisico, fosse trasferita nel campo di questa pseudo politica, si vedrebbero subito benefici….perché siamo così interessati alle scoperte della fisica, mentre non diamo importanza a chi renderebbe complicato e contorto pure l’attraversamento sulle strisce pedonali di un pedone; quindi perché chi opera per ingrandir gli spazi del know how ci interessa e quelli che lo riducono in ogni ambito non ci facciamo caso? E le follie ideologiche seguono a ruota?

Naturalmente tale processo è stato pieno di ostacoli in Bangladesh: i congiunti delle donne, i mullah, i notabili locali, gli usurai, funzionari e uomini di cultura; ma siete proprio certi che se in questo paese si creassero premesse del genere, questo carrozzone gelatinoso non avrebbe modo di manifestarsi e forse anche peggio?

Se qui da noi, una credente dicesse ad un vescovo: lei non conosce il Vangelo, cosa accadrebbe? Ma se una frase simile è stata invece detta da una donna mussulmana ad un mullah, e questi, costretto a scusarsi con quelle donne mussulmane, forse pensereste che mi sono inventato una storiella burlesca; invece è accaduto veramente.

A pagina 148 questo fatto: Un capo religioso fa in modo che funzionari della Grammer Bank vadano via da un villaggio…donne che avevano visto come quella banca avesse profondamente mutato la vita di molte persone, andarono a protestar con il mullah…qualche passo….
Perché ha minacciato il funzionario di Grammen?
Ditemi donne, volete andar all'inferno….
Il direttore del Grammen è mussulmano e conosce il Corano meglio di lei….
Mi avete seccato tutte quante….
Noi non ce ne andiamo finché non autorizzerà Grammen a ritornare.
Oh allora va bene, andate al diavolo!

I funzionari del Grammen ritornarono, una domanda: da noi, un qualsiasi cittadino, davanti al solito notabile, sarebbe capace di dir qualcosa o dovrebbe prima passar una trafila immane di lacchè prima di parlargli? Quindi mai? Specialmente se gli facesse appunti di quel genere…dove stanno quindi le menti arretrate? In ogni dove… i notabili ci sono ovunque…capaci di paralizzare con le loro parole qualsiasi senso critico dell’esistente…ma le persone amanti del farsi domande continuano ad essere “I cattivi delle vicende umane” …i buoni…quelli che non scoprono mai nulla…ho avuto modo di conoscerli…un esempio: “Guarda…io sono avanzato nelle gerarchie sociali senza mai farmi domande…tu invece…sarai buttato fuori di qui per averne fatte”

Allora, quasi in chiusura di questo percorso: come sarebbe il mondo se i concetti avessero come base costante l’utilità degli stessi e quindi l’uomo come beneficiario assieme all'ambiente? L’elemento motivazionale portato ad eliminar gli antagonismi e crear spinte emozionali e concrete positive? Se i poveri venissero considerati spinte progettuali ed indipendenti e toglierli dai circuiti dell’assistenzialismo, portandoli a produrre attività indipendenti, le banche non tagliar la speranza a qualsiasi emarginato portatore di volani progettuali, dandogli come Grammer ha dimostrato, la capacità della rinascita e del credere in se stesso dell’emarginato stesso? Se un luogo abbandonato fosse riadattato per costruirci laboratori dove quelli più indietro nelle gerarchie sociali, avessero i mezzi per uscirne e crear benessere ed andar a sperimentar le loro nuove potenzialità nella vita sociale; tutto ciò non sarebbe migliore che il carrozzone dell’assistenzialismo? Sembra così difficile da capire? Oppure l’osservazione dell’ovvio e quei concetti di quel economista sembrano troppo semplici ed implicano perciò il farsi troppe domande?

La base del riscatto è così semplice: Menti indipendenti, attive, pensanti e creative ed è per questo che chiudo con la forza progettuale dei poveri in Bangladesh.

A pagina 215 quest’ultimo dato con 350.000 prestiti che hanno dato a poveri di aver le loro case di proprietà e senza sofferenze bancarie a differenza di quelle delle banche tradizionali; ma ecco cosa accade nel 1989 nella capitale egiziana che dimostra la forza progettuale dei poveri:” Nel 1989, il programma abitativo di Grammen ha vinto il premio internazionale Aga Khan per l’architettura….i membri della giuria, composta da architetti di fama mondiale…volevano sapere chi fosse il tecnico che l’aveva progettata….Quella casa non era opera di nessun architetto. L’avevano progettata e costruita con amore i suoi abitanti, così come progettavano e costruivano giorno per giorno la propria vita”

Non è difficile capire che questa è la base quotidiana del mio vivere e quello che ha fatto Mister Yunus è sperimentabile in ogni dove, partendo dal mio universo, predisponendo piani per il futuro come quel capace economista aveva indicato e se non sarò capito, intuirò bene di essermi incamminato su quella strada.


                                                                  Attilio Saletta.

                                                  







domenica 14 febbraio 2016

Quarta parte de: alle origini della povertà e le limitazioni umane.


A pagina 9 Mister Yunus dimostra quanto terreno è mai stato svolto, o forse, volontariamente non percorso: “Grammen mi ha insegnato…la nostra conoscenza delle persone e dei modi in cui interagiscono è ancora inadeguata…Ciascuno di noi ha un potenziale illimitato e può influenzare la vita degli altri…nei limiti e oltre i limiti della propria esistenza…Fino a che non creeremo un contesto che ci permetta di scoprire la vastità del nostro potenziale, non potremo sapere quali siano queste risorse”.
Nell'ultima parte di questo percorso, il fondatore della Grammen Bank, dimostrerà il fattore motivazionale capace come lui ha fatto, di sconfiggere il terrorismo, incanalando le energie umane in senso benefico sul volano del creare, non del distruggere che va così tanto di moda oggi; forse perché è più facile e popolare.
Allora ecco chi concretamente ostruisce questo tragitto e per iniziare…gli aiuti internazionali…
A pagina 27 ecco qualche bel dato:” L’ammontare degli aiuti internazionali è valutato annualmente attorno ai sessanta miliardi di dollari. I progetti generano ovunque burocrazie elefantiache…e corrotte e sprecano fiumi di denaro…il denaro doveva andar ai governi…i fondi internazionali non fanno che accrescere le spese governative, con esiti spesso contrastanti con gli interessi della stessa economia di mercato…i fondi servono per costruire strade, ponti...e degli aiuti i poveri non vedono neanche il colore…così l’aiuto internazionale diventa…un atto di carità verso i potenti…Il sistema degli aiuti dev'essere interamente ripensato, sia nella metodologia, sia negli obiettivi”.

A pagina 26 altri dati:” Circa i tre quarti …degli aiuti stranieri sono spesi dal paese donatore…le donazioni sono diventate un mezzo per il paese ricco…vendere i propri prodotti…Quanto all'ultimo quarto…arricchire una piccola élite bengalese di consulenti, imprenditori, burocrati e funzionari corrotti…che lo spendono in prodotti d’importazione…su conti correnti stranieri”.
Veniamo alla Banca Mondiale…La tragedia immane ha un nome: agenzie di consulenza…rapaci umani che arrivano con tutto lo sfarzo ed un giorno di una loro diaria equivale a quella di un’intera comunità locale, poveri compresi; ma il peggio è un altro…
Mister Yunus la descrive ben bene a pagina 25:” Oggi quando mi si annuncia l’arrivo di un consulente….So già come andranno le cose: dopo aver finito di ascoltare scriverà una relazione, ma formulata …ci sembrerà di sentirne parlare per la prima volta…Oppure peggio…un lungo rapporto che non avrà nulla a che fare con il nostro lavoro…pretenderà di comandare senza assumersi la minima responsabilità…L’eccessivo proliferare dei servizi di consulenza ha fuorviato gravemente gli organismi di soccorso…Sulle idee e iniziative dei paesi beneficiari...quasi inevitabilmente un effetto paralizzante…I problemi cominciano a emergere quando il progetto è avviato…il biasimo ricade sui paesi, non sui consulenti che nel frattempo hanno intascato una parte considerevole dei fondi destinati al progetto”.
“La Banca Grammen non ha mai chiesto, né accettato denaro dalla Banca Mondiale perché non apprezza il suo modo di comportarsi”.
Ora giungiamo agli economisti e i loro teoremi…a pagina 150 ecco cosa dice l’autore: “Grammen si occupa di favorire lo sviluppo economico delle persone, e dove c’è sviluppo c’è cambiamento. Quando una persona sta meglio economicamente, cambiano anche altri aspetti della sua vita…Il cambiamento che avviene non è una vittoria sull'altro, ma sulla propria condizione di povertà…un processo del tutto naturale…esso libera il povero dalla soggezione politica”.
Ora ecco come gli economisti vedano male il lavoro indipendente: a pagina 228 alcuni dati…” Gli economisti tuttavia, riconoscono soltanto la forma di lavoro salariato. Nei loro libri il lavoro indipendente non è mai menzionato. Nel mondo quale è concepito dagli economisti noi trascorriamo l’infanzia …per renderci appetibili dal punto di vista dei padroni…ci presentiamo per venderci sulla piazza. Se non troviamo nessuno che ci voglia...chi vive in un paese industrializzato avrà la possibilità di affidarsi alla pubblica assistenza. L’idea che un giovane essere umano profonda tutto il suo impegno per prepararsi ad essere usato…mi disgusta profondamente…La vita umana è troppo preziosa perché la si sprechi…nel sedurre un datore di lavoro”

Insomma: ecco qui l’attacco all'indipendenza umana, nonostante che proprio il lavoro indipendente abbia provocato benefici a tutto tondo; ma Mister Yunus prosegue a pagina 228: “I manuali di economia ignorano il termine lavoro indipendente e siccome gli economisti lo hanno cancellato dai loro libri, i politici lo hanno cancellato dalle loro menti. Offrire sbocchi di lavoro indipendente è la migliore strategia per eliminare la disoccupazione e la povertà”.
Allora perché proprio le persone progettuali vedono nel lavoro indipendente un approdo sicuro alle loro capacità, specialmente se sono imbrigliati nei meccanismi dell’emarginazione? Il Nobel per la pace lo illustra a pagina 208:” Permette ad un povero isolato di riacquistare progressivamente fiducia in se stesso...più ampia possibilità di incidere sul proprio destino…permette di lavorare a chi non riesce ad adattarsi ai rapporti gerarchici…di sfuggire alla dipendenza degli aiuti sociali…trasformare un hobby in un impegno remunerativo”.
Chi scrive vede nel lavoro indipendente, punto per punto, detto dal Nobel per la Pace, una strategia da mettere in pratica ogni giorno; ma per chiudere questa quarta e penultima parte, perché si mitizza così tanto le multinazionali come sancta sanctorum inviolabili, moderne colonne d’Ercole, quando invece le attività della Grammen Bank hanno dimostrato di poter rivaleggiar in campi come la telefonia, Internet e l’energia?  Perché non può essere replicato in altri lidi?
A pagina 215 ecco per incominciar: Grammen Phone…un’azienda telefonica che ha l’obiettivo di poveri che gestiranno una compagnia telefonica ed è accaduto in Bangladesh da parte di persone del tutto senza nozioni di alcun genere sulla materia…poi ecco Grammen Cybernet: far finir le reti telematiche nei posti più sperduti; altro scopo realizzato e gestito da emarginati ed infine…Grammen Energia…poveri che gestiscono localmente le fonti di energia con un decentramento efficace.
Mi piace chiudere questa quarta parte con questo concetto di Mister Yunus:” In una società la qualità della vita non dovrebbe essere giudicata dallo stile di vita dei ricchi, ma da quello di coloro che sono ai gradini più bassi della scala sociale”

In effetti la sinergia tra Grammen ed il credito solidale sono in grado di indicar un modo diverso di veder la povertà all'insegna dell’interesse autentico verso i poveri ed in definitiva, la fibra etica del vivere stesso, ma dando loro quella spinta progettuale di cui i poveri sono portatori.
Nell'ultima parte andrò a smontar stereotipi: è possibile sconfiggere il terrorismo, i mussulmani non sono fomentatori di disordini; il Premio Nobel della Pace è un mussulmano praticante…e molto altro…per chiudere degnamente questa parte, un know how importante….
A pagina 54 l’autore descrive della sua permanenza negli Stati Uniti nella metà degli anni sessanta e nell'università di Vanderbilt ed il suo incontro con un celebre professore di economia rumeno, sfuggito nel 1948 al regime comunista: Georgescu…egli gli insegnò la possibilità di far a meno delle formule, di come talvolta…oggi quasi sempre…tendiamo ad applicar a problemi semplici, soluzioni complesse e mascherare  la nostra ignoranza  con spiegazioni complicate, destinate a far colpo sulla gente, quindi il riappropriarci di piani concreti possa aiutarci a costruir il futuro; insomma, tra le tante cose che abbiamo tolto di mezzo in maniera delittuosa c’è pure aver spazzato via il know how dalle nostre decisioni, magari in favore del fatalismo, preferisco decisamente i terreni del know how.



Attilio Saletta.









giovedì 11 febbraio 2016

Terza parte de: alle origini della povertà e le limitazioni umane.


Allora perché organismi come la “Grammer Bank” trovano nell'opulento occidente grosse difficoltà ad inserirsi e per certi versi, la vita dell’emarginato occidentale presenta più ostacoli di quello che vive in altri luoghi di questo pianeta?
Muhammad Yunus illustra ciò compiutamente nella sua opera: “Il banchiere dei poveri”
A pagina 187 ecco questo dato: “ Anche se in termini assoluti, i poveri dei paesi avanzati possiedono più benefici fisici e monetari dei poveri del terzo mondo, sul piano psicologico la povertà è molto più difficile da sopportare in un contesto di relativa abbondanza…Nel terzo mondo le differenze tra ricchi e poveri esistono…si cresce tutti assieme…i miei compagni di gioco erano analfabeti…A Chicago una situazione simile come quella sarebbe impensabile; un giovane bianco non benestante non andrebbe a giocare nei ghetti dei neri”.
Insomma: ecco la società occidentale che funziona per compartimenti stagni e reggimenti e l’esclusione come elemento basilare e non solo economico, anzi, per certi versi è un fattore non decisivo; ma qui ecco un’ulteriore elemento a pagina 184.
“Forse per gli europei, Grammen è un concetto troppo estraneo, rimette in discussione troppe idee preconcette…Nei paesi avanzati il problema più grande è quello di ovviare ai danni provocati dallo stato assistenziale….i beneficiari di sussidio mensile…appaiono non meno spaventati, di fronte all'offerta di un prestito per avviare un’attività lavorativa, delle donne dei nostri villaggi….Molti fanno il calcolo di quello che perderebbero….concludono che non ne vale la pena…Ma anche quando la legge garantisce ai poveri il diritto di proprietà, la mentalità delle organizzazioni caritative non lo accetta….” Come un giovane appena uscito di prigione che voleva crearsi un’attività indipendente, ma l’istituto dove risiedeva non fu d’accordo.
Qui ecco un’ulteriore aspetto a pagina 224: “Ho sempre avuto la certezza che cancellare la povertà…sia più una questione di volontà che di mezzi…probabilmente perché non ne siamo personalmente coinvolti…la carità non ha altro effetto se quello di perpetuare i problemi, togliendo ai poveri lo spirito d’iniziativa…Per prendersi cura dei poveri gli stati si sono dotati di enormi apparati burocratici….Gran parte del denaro dei contribuenti viene accantonata per finanziare programmi di assistenza…i figli allevati da genitori legati al carro dell’assistenza hanno buone probabilità di rimanervi agganciati per sempre”.
Ma come agisce la Grammer Bank? Sul volano del desiderio d’indipendenza progettuale del povero stesso ed uscir dalle tenaglie della povertà estrema congiunta con l’analfabetismo, i meccanismi dell’usura che poi non sono molto diversi da quelli occidentali, a pagina 32 ecco un bel esempio: “Che Grammen sia riuscita a rendersi indipendente dalle sovvenzioni rimanda al problema della carità in generale…Nella maggior parte dei casi…è veramente dannosa…se il donatore aprisse la portiera dell’auto e chiedesse al mendicante  qual è il suo problema, come si chiama, quanti anni ha, che cosa sa fare, …quello sarebbe un modo per aiutar davvero…Chi raccoglie denaro mendicando non è motivato a migliorarsi…incline ad una mentalità parassitaria”.
Come scriverò in seguito, i meccanismi degli aiuti internazionali non sembrano molto diversi ed aprono le porte alla corruzione, o meglio, la spalancano.
Vediamo nel concreto uno che vive nell’opulento occidente ed è emarginato dai processi economici e sociali, ma desidera fortemente dar scambio con la società, crear una sua attività indipendente frutto della sua vena progettuale cosa incontra: se presenta il suo progetto ad un qualsiasi istituto bancario, nella maggior parte neanche ci entra perché sa già che gli riderebbero in faccia e neanche a quelli del micro credito occidentale; se ci entra, appunto, gli riderebbero in faccia, se poi lo mandasse ad organismi umanitari, troverebbe spesso l’indifferenza alla sua carica progettuale, o al massimo che non si può fare, specie se fosse dettato dal rinnovamento della volontà di uscir dalle tenaglie dell’emarginazione a beneficio degli altri.
Magari gli proporrebbero di far un bel corso di formazione con il risultato di non aver mutato la sua condizione e foraggiato chi quell'attività di studio l’avesse messa in piedi e per finire in bellezza…il pietismo, le sirene dello stato assistenziale e i pericoli che quel sistema creano, specie se vuoi crearti un’attività indipendente e far leva sulla tua carica progettuale e non essere capito da molti, o peggio, avversato.
Cosa fa Grammen? A pagina 216 ecco uno stravolgimento benefico dell’agire: “Sconvolgendo i metodi tradizionali di lotta alla povertà, abbiamo sempre adottato la prassi di concedere prestiti senza fornire né richiedere…alcuna competenza specifica…Per questo, invece di perdere tempo a trasmettere loro nuove competenze, abbiamo deciso su quelle che le persone già possiedono. Il denaro che poi guadagneranno diventerà la chiave per esplorare la gamma dello loro ulteriori potenzialità”.
Ecco a pagina 212 altro fienile di speranza autentica: “L’esperienza ci ha dimostrato che, con l’aiuto di un capitale finanziario anche limitato, i poveri sono capaci di profondi cambiamenti nella loro vita…Tutto quello che mancava loro era il capitale”
Se nell'opulento occidente ed in questo paese, invece di ingrossar il carrozzone dell’assistenzialismo, andassimo a chiedere a chi vive ai margini della società civile cosa ciascuno sa fare, cosa gli manca per metterlo in piedi, i suoi desideri, ostacoli, andando a scovar progettualità nascoste, forse faremo saltar in aria quel mostro che fa della sottovalutazione delle risorse umane il suo costante famelico cibo assieme al depotenziare la società stessa e quel elemento tossico che inizia dall'istruzione ufficiale che immette un insensata e spropositata supervalutazione delle classi dirigenti che tracima nel misticismo pagano e su quel fetido altare giacciono migliaia e migliaia di progettualità che ogni giorno sono annientate da tale mostro famelico che si nutre di disvalore; una sola singola progettualità, non maciullata da tale meccanismo è in grado di riformulare l’intera macchina sociale e quindi la povertà come ha detto Mister Yunus è un fallimento concettuale di tutto l’assieme.
Un particolare: il 98% dei poveri che hanno usufruito dei prestiti ha pagato il dovuto e sempre; inutile dire che sono proprio i benestanti i meno capaci di far fronte a prestiti bancari, nonostante i loro super benevoli tassi d’interesse e persone, non povere, le più povere tra le più povere, attraverso quella banca, hanno risalito la china, dato un senso alla loro vita e sviluppato progettualità e economia sana….sono oramai a milioni chi partendo dalle condizioni più disagiate hanno prodotto benessere a tutto tondo.
Nella quarta parte diverse cose: il ruolo degli aiuti internazionali, la banca mondiale, perché gli economisti vedono solo una forma di lavoro e come è facile sconfiggere le multinazionali, comprese quelle che operano nel ramo informatico, cosa che Grammer ha fatto.



Attilio Saletta.


martedì 9 febbraio 2016

Seconda parte de: alle origini della povertà e le limitazioni umane.


Da dove partir se non dal cuore del problema che un brillante economista vide: il contrasto evidente tra i teoremi economici e la vita umana; oggi tale distonia non potrebbe essere più evidente: gli aspetti che fanno rumore sono gli unici da porre in evidenza, compresi i discorsi degli economisti stessi.
Mister Yunus vide invece quello che non faceva rumore ed era dinanzi a lui: morire di fame, il decesso più infamante per qualsiasi essere umano che consente questo crimine, una morte silenziosa dove non ci sono proteste, urla, antagonismi politici a battagliar; nel 1974 durante l’immane carestia del Bangladesh e nel villaggio di Jobra ed ecco un capace economista, non solo vide questo criminoso contrasto tra teorie economiche e la vita degli esseri umani che morivano davanti a lui, fece di più, non librarsi in aria per il suo sapere; il villaggio di Jobra divenne la sua università e chi ci viveva il personale docente ed imparare, non attraverso tomi pomposi…la vita reale in tutti i suoi aspetti dei poveri ed una ridefinizione del sapere stesso: non un festival per garantiti quindi.


Per sottolineare il fallimento delle teorie economiche e da un punto di vista delle ricadute sociali, Mister Yunus, in altre parti del suo libro immette altri dati: “Alcuni brillanti teorici di economia non ritengono utile dedicare del tempo a studiare fenomeni come la povertà e la fame. Vogliono farci credere che saranno risolti…dal benessere economico…non gettano nemmeno uno sguardo distratto sulla fame e la povertà, processi che giudicano secondari. Io sono convinto che se il mondo ponesse tra le sue priorità la lotta contro l’indigenza, potremo costruire una realtà di cui saremo giustamente orgogliosi, mentre oggi proviamo solamente vergogna” (pagina 63).
“Gli economisti hanno contribuito in modo determinate a modellare il mondo in cui viviamo…senza timore di essere smentiti, hanno completamente fallito nell'ambito delle scienze sociali…hanno trascurato l’esistenza dei poveri e hanno eluso la dimensione sociale dei problemi…rivolti al fenomeno e le cause della ricchezza, mai …le cause della povertà” (pagina 229).


Quindi ecco che si incomincia ad intravedere come la povertà è un fenomeno che parte da degenerazioni concettuali della vita stessa ed una totale mancanza di una visione del mondo; non indagar sulle negatività del vivere, ma solo cortine fumogene di dispute dialettiche e poco altro perché troppi sono incollati alle loro teorie e non c’è verso che mutino i loro pensieri, una patologia contemporanea diffusa oramai in tutta la pianta sociale.
Qui nasce l’elemento fondamentale del volano motivazionale del più povero tra i poveri, non il pietismo, le parole altisonanti dei governanti, dei sapientoni, il carrozzone dell’assistenzialismo; all'opposto: la leva dell’indipendenza umana, il creare, la forza progettuale del più povero tra i poveri ed ecco che la fondazione della “Grammer Bank” risponde in pieno alle funzioni di una banca: non un qualcosa che toglie di mezzo soggettività perché non hanno mezzi economici per realizzar progettualità e dignità del vivere; quindi non una singola progettualità deve andar perduta per mancanze economiche e quella banca inizia ad andar in giro ad incontrar soggettività considerate perse per sempre dalla vita sociale, economica e relazionale e quelle soggettività dimostrano la forza, spesso innovativa e ritornano a vivere.

Nella terza parte ecco il fondatore non di una banca, bensì di un rinnovamento del far economia, dimostrar perché nei paesi occidentali, organismi come quello da lui fondato trova enormi difficoltà per la natura occidentale di veder la povertà e principalmente, anche per le ritrosie del povero occidentale stesso.


Attilio Saletta.



domenica 7 febbraio 2016

Alle origini della povertà e le limitazioni umane: prima parte.

Sono oramai anni che non prendo come punti di riferimento il pensiero comune, i soliti discorsi stantii e senza un briciolo di interesse sui fatti del vivere, meno che mai i discorsi pomposi delle classi dirigenti e di chi gli dà importanza, anche solo per fargli degli appunti.
Le uniche cose che per me hanno valore sono le rarissime persone(sempre di meno) che amano l’utilità dei concetti quando dicono qualcosa e stimolano gli altri alla curiosità critica e potere descrittivo delle vicende umane e che danno la possibilità all'uomo di sperimentar ed applicar concetti, facendo leva sul rinnovamento del pensiero umano che del resto è anche la mia natura di come vedo ed affronto la vita.



Muhammad Yunus è tra questi pochissimi; qui l’immagine di quando nel 2006 fu insignito del Premio Nobel per la Pace per il suo agire nei confronti della povertà assieme ad una sua collaboratrice per le azioni per nulla usuali della banca da lui fondata: “Grammen Bank”
Sul tema della povertà ha inserito concetti e poi azioni che rispondono in pieno alle mie perplessità salenti su: “L’assegno di cittadinanza” che invece di crear benefici ai fruitori di tale entità economica, sviluppa premesse negative per la loro vita e tra i beneficiari potrebbe esserci chi scrive.
Quell'entità economica avrebbe valore se ciascuno dei fruitori avesse il desiderio di crearsi una vita economica indipendente e quindi, mettersi in proprio e l’insieme delle istituzioni, pronte ad accogliere questa crescita progettuale di persone desiderose di dar un senso alle loro esistenze e se poi, tale entità economica creasse livelli di eguaglianza sociale estesa; ma non mi pare di veder questo impulso in questo paese.
Avrò modo di ritornar su queste questioni sulla base del libro che racconta le vicende legate alla Grammen Bank ed il suo fondatore che ha sempre visto in chi vive nella povertà un volano di indipendenza, determinismo, sete di riscatto concreta e forza progettuale; non quindi uno da dargli un contentino economico, all'opposto, uno che crea ricchezza per gli altri e per se stesso.

Nel suo libro inizia a raccontar della sua fede incrollabile verso la creatività umana e che quindi la povertà non fa parte di questo contesto.
Il micro credito come leva per spalancar le porte alla forza progettuale dei più poveri, ma muovendo il tutto dal’essenza umana e istituzioni, pronte a muoversi in tale direzione.
Le potenzialità, sia dell’individuo, che della società, non solo non sono mai state indagate, ma ci si è guardati bene dal farlo, quindi c’è tutto un terreno da esplorare e tra chi ha più cose da dare c’è proprio chi vive nella marginalità del vivere.
Nella parte finale del suo libro: “Il banchiere dei poveri” c’è il suo discorso tenuto in occasione del conferimento a lui e la Grammer Bank del Nobel per la Pace; a pagina 285 ci sono due elementi che spiegano molto del perché la povertà agisca per effetto delle limitazioni umane e concettuali della povertà stessa più che per fallimenti sociali.
L’accettabilità della povertà come fatto naturale e che quindi è parte del destino umano, un accordo quindi ed un disaccordo sul fatto che non ci possa essere la marginalità per molti essere umani; se invece fossimo in disaccordo, avremo già costruito le basi e le istituzioni sul fondamento di questo disaccordo…insomma…creiamo quello che vogliamo.

Qui ecco l’importanza del pensiero umano: dobbiamo essere capaci di mutar prospettive ai nostri pensieri e modificarli spesso; sui temi della povertà è una priorità perché dobbiamo andar dentro la filiera degli egoismi, facendolo, è facile che troviamo noi stessi e spesso,  anche l’emarginato occidentale che ha modi di essere molto diversi come Mister Yunus ha descritto di chi abita nel terzo mondo; più causativo di quello che vive nell'opulenta parte fortunata di questo pianeta.
Nel secondo assunto ecco il tema che la povertà non è affatto creata dal povero; sviluppata da un sistema che demotiva l’uomo a pensare e sottostimare le sue domande: creata da noi stessi, con strutture sociali ed economiche di tali guise, un’impalcatura che sottostima in maniera sistematica le capacità umane ed armature strette ed incapaci di agire per smuovere la macchina sociale e togliere ingiustizie, depotenziando il valore progettuale della società stessa.
Per chiudere questa prima parte, ecco di come il pensiero umano e le sue limitazioni abbiano provocato il crescere della povertà, il fondatore della Grammer Bank esprimerli: “ La povertà è originata da un fallimento a livello concettuale, più che da qualche mancanza di facoltà da parte della gente”.





                    Riprenderò dalla seconda parte.


                                                Attilio Saletta.