mercoledì 17 ottobre 2018

Una giornata tra arte, sperimentazione e scoperte.



Domenica 14 Ottobre ho passato diverse ore all'interno della “Mostra Multimediale” costruita da mani estetiche legate alle opere degli “Impressionisti francesi e Vincent Van Gogh”




Non è stata una visita, ma un percorso di amore verso la vita e la sensibilità umana.
Ogni istante, denso di scoperte ed emozioni pure, senza calcoli o costruzioni di pensieri in uno stato di leggerezza che oramai è la mia colonna sonora del vivere, ma il tutto accompagnato dalle sinfonie di Ravel e molti altri.

Le opere degli impressionisti, con le loro opere, penetrarti dentro con il tappeto delle opere muoversi in ogni dove: sulle pareti, nei pavimenti, in tante zone murarie in un caleidoscopio di portento artistico, per fortuna, indescrivibile e i presenti affascinati, sdraiandosi con i volti e gli occhi desiderosi del percepire.
Quando poi Van Gogh è entrato in scena, per me è stato fonte di emozione pura.


Tanti elementi mi hanno fatto intuire moltitudini di scoperte mentre andava in scena l’arte in una delle sue massime espressioni artistiche che solo i dipinti e le arti visive posseggono per me queste capacità espressive e di why continui e concreti.

Cosa fu “L’impressionismo” se non, in un mondo in cui il germe del materialismo tecnocrate stava iniziando a creare i primi danni alla natura umana e l’ambiente, ebbene, questi artisti decisero di suscitar emozioni attraverso i colori, le armonie del vivere, i volti con una densità profonda e il gioco della sensibilità farsi strada in tante situazioni sempre presenti: dalle feste del ballo dove le gerarchie sociali annullate, trasportate dalla Bella Époque, ragazze e bambine iniziare la strada del ballo, non ancora ammaliate al desiderio di diventare delle stelle di prima grandezza in scuole dove gli arti inferiori trascinati dalla sensibilità, muoversi dalle armonie delle musiche e l’artista descrivere lo scenario senza tralasciar alcun aspetto.
A seguire, la natura con le sue tante sfumature colorate e densità mai uguali, poi le feste all'interno di ambienti naturalistici dove ogni aspetto, l’artista l’aveva individuato in una vera comunicazione di sensazioni, tra i volti, il ballo, la vita sociale messa in relazione con la natura.
I volti dei personaggi, presi in piccoli frammenti di vita di ogni giorno con visi dove la percezione della sensibilità umana percepibile e coinvolgente dalla mano sapiente dell’artista: un volto sorridente di una donna, di un uomo dai folti baffi, una ragazza pensierosa, quello di un militare, una giovane ragazza alle prime prove con una pianola assieme ad una donna desiderosa che lei sappia carpir le magie di quello strumento.


I corpi nudi di donne in ambienti naturali, con tutto, tranne il cattivo gusto e l’artista con un profondo rispetto di ogni aspetto.
Le opere della “Natura Morta” dove lo spazio per la semplicità, le cose di tutti i giorni, l’artista la descrisse come cosa ben viva e piena di sensibilità attraverso i colori e le sfumature.

I dipinti degli uomini in luoghi di ritrovo a giocar a carte con i loro volti intensi e la forza espressiva dell’artista descriverli.

Il frastuono dell’arte esplodere in uno scenario artistico di legame con la natura, con il festival dei colori manifestarsi come interpretazione autentica di cosa l’artista aveva visto con il tappeto musicale del “Bolero di Ravel” a darne il giusto impatto.

Le opere atte a descrivere il mare e le barche a vela solcarle in un tumulto di sensazioni.


Van Gogh, intervenire con il suo genio trasportar emozioni: i campi di grano, il mare, le ambientazioni semplici delle abitazioni, i volti dei personaggi ed i suoi tanti autoritratti.

Un tratto comune: gli impressionisti descrissero ciò che vedevano ed in luoghi di loro frequentazione come quel dipinto in quella via innevata piena di vita sociale.


Il legame con l’oggi mi è apparso evidente. Cammini per le vie e di persone solari ne individui ben poche, troppe dominate dai loro pensieri, i loro mondi dove gli altri, pare non esistano con il mano infernali strumenti per determinarlo al punto, che se sorridi per tua indole, il grugno di qualcuno diventa ancor più esteso.

Un imbruttimento dell’animo umano sempre più insano con i circuiti mentali spediti da uno sciame di persone negative a cui sembra non possa far a meno di esserne dominate

Individui che nel corso della giornata non fanno che citar nomi di persone sempre sulle prime pagine dei giornali in maniera psicotica al punto di non essere più capaci di immedesimarsi con le loro vite, in possesso del disco rotto dei grandi uomini, una tragicomica opera teatrale che dura senza mai cessare, dall'epoca di Aristofane sino ai nostri giorni.

Le devastazioni dell’esibizionismo senza ostacoli ed il cattivo gusto pure, lo sfarinamento della vita sociale, una melma densa dove non c’è più spazio per il decoro e gli ambienti di vita autentica, sulla via della cancellazione e le feste dove serve dimostrare qualche vanteria sugli altri ed il germe di sentirsi migliori degli altri diventare una metastasi sociale.

Contro qualsiasi cosa, a favore di nulla.

In tutta questa disarmonia esiste una chiave precisa, Cèzanne la individuò: la consapevolezza porta all'umiltà, altri dire che se un’opera d’arte non suscita emozioni, non può esserla, chi crea, può anche essere triste, ma dentro c’è una sinfonia armonica e sensibilità che costruisce la dignità artistica e umana anche per chi non ha mai preso una tavolozza tra le mani, o altre forme artistiche.


Una domanda mi sono posto, quasi alla fine del percorso, percependo la densità dei volti e della natura:

Se oggi, dinanzi alle tante brutture dell’uomo e tutti gli effetti che il dominio delle persone negative creano, gli impressionisti del diciannovesimo secolo, cosa oggi potrebbero creare?”

“Il loro agire sul suscitare emozioni autentiche continua ad esistere nelle persone che stanno distanti dal caos degli inganni della mente

“E’ agevole sperimentare le negatività del pensiero umano, l’aspetto più facile da mettere in azione, sino al punto di inciampare su un gradino di una scala e parlare solo di questo lungo tutto il giorno ed allora la guerra dei trentanni sembrerà fare un picnic in un parco”

“La mancanza del senso del ridicolo delle persone negative è quella che ha dato da sempre fonti d’ispirazione per ogni genere di creazione artistica”

“Sperimentare la leggerezza del vivere è un lavoro arduo, ma vale la pena, ed alle persone negative, in cerca continua di notizie brutali, senza ricerca quelle belle, dentro se stessi, consiglio di andar a viverle negli ambienti, descritti dagli artisti dell’impressionismo.

Potrebbero disfarsi di diverse trame perverse. Parlar molto, ma vuoti dentro, sorrisi finti che sono la manifestazione dell’ostilità nascosta, principalmente verso se stessi.

Qualcosa di più incisivo da inserire: l’uomo oggi sembra pieno di zavorre dettate dalla pesantezza del pensiero umano, se si potesse pesare il tutto, sarebbe quantificabile in quintali di masse mentali per chi agisce sull'inazione, qui sta la chiave del lavoro degli impressionisti del diciannovesimo secolo e che spero abbia chi continua il percorso.



Avevano già intuito cosa stava accadendo all'uomo, la natura e la vita sociale, zavorre dettate dagli inganni che stavano introducendosi in maniera scientifica con l’uomo massa.

Descrissero invece l’uomo nelle sue varie azioni di ogni giorno e i colori della natura, non masse incolori in un assieme di burattinai e burattini, non mostrarono l’uomo che si crede migliore dei sui simili, ma l’intensità dei volti, delle movenze e di quelle della natura.

Un’idea non nasce con una mannaia in mano, pronta ad uccidere il primo che passa, il gioco dramma da secoli sta invece nel pensare che un’idea che non provoca omicidi non è degna di essere considerata tale. Basta vedere cosa fanno gli storicisti da secoli per carpir questo secolare gioco dramma.

Gli impressionisti avevano trovato l’antidoto contro le brutture dell’uomo, chissà che qualcuno non si metta a sperimentare quel benefico ricostituente che è l’arte che fa sorgere why e liberarsi di zavorre.



Attilio Saletta.











venerdì 12 ottobre 2018

La Tirannide. " La perenne mancanza del senso del ridicolo"


Non faccio il trombettiere per nessuno , ma vivo un dramma: scrivo storielle assurde, forse umoristiche. Tempo qualche mese, la  finta realtà supera di gran lunga l'assurdo che avevo messo in piedi.
E' uno stillicidio di episodi simili, l'ultimo in ordine di tempo è Capitan Dust. Ha già messo le mani avanti ed io da altre parti.
Se le cose andranno male, per evitare la catastrofe economica, basterà prendere gli averi del suo prossimo.
Sono almeno tre millenni che questo è il menù messo in piedi da diversi Capitan Dust.
Mi vedo costretto a scrivere una farsa. Tanto verrà superata dalla finta realtà dai Capitan Dust.

Un bel quadretto ora.

" Le mummie, l'opinione pubblica e le piramidi"


Per darne maggior risalto....



Capitano cose strane ad un uomo. Cammina in un luogo pieno di persone e vuoto del senso comune del vivere. Incontra un altro suo simile ed inizia un bel dialogare tra loro, mentre l'abilità di immedesimarsi con qualcuno, sempre al centro dell'attenzione ed assoluta incapacità di farlo con la propria è la costante in un luogo pieno di gente. 
Del resto, senza di ciò una tirannide non potrebbe agire come le mummie, l'opinione pubblica e le piramidi, cambiano solo gli scenari, ma la sostanza uguale, compresa quelle del Boris Godunov.

" Fai dei nostri corpi i gradini per salire al potere..."

L'errore tragico sta nel prenderli sul serio o imbastir ragionamenti che sono uno straordinario alleato per chi si copre di ridicolo. Per combattere il germe perenne della tirannide serve l'umorismo che è attività seria e senza mai citar i nomi dei vari Capitan Dust del momento, farlo,ne diventi complice.


Inizia un bel dialogar da due individui incapaci di far i trombettieri per chicchessia.

" Sai, mi risulta che scrivi storielle umoristiche assurde e poi la finta realtà ti supera largamente"
" Già: ma anche tu descrivesti un uomo senza alcuna colpa, processato da esseri ridicoli in un luogo ancor di più, ma solo osservando quello che ti stava attorno. Il ridicolo dei ben pensanti dunque ed il popolo"
" Beh, è la costante di noi allergici all'uomo massa dominato dall'uso psicanalitico delle folle e quindi dell'uomo e qualche essere ombra issarne uno come artefice"



" Però tu descrissi l'immagine del ridicolo della tirannide: Un castello, apparentemente alla portata di tutti, ma inaccessibile per chiunque. La genesi del potere perciò. Pieno di intrighi assurdità e vittime. Come dire: Più l'uomo non sa, più ammira come disse qualcuno. Il Castello aperto per tutti ed impossibile entrarci, ed una volta all'interno, la gelatina del ridicolo avvolgerti con la l'abito della serietà, quindi il ridicolo" 
Mi risulta che avevi descritto l'inaugurazione di un ponte ed il Signor Dust di turno, dire con enfasi che era costato poco, nessuno ci salì, lui sì, deceduto per gli effetti di un suo discorso. L'unica vittima, ma di se stesso" 



" Però un tuo personaggio viaggiare e far il nomade attraversando un oceano per osservarne altri, far esperienze, incontri, ma la partenza fondata dal dover fuggire da un'accusa falsa. Quante persone umili, ma dinamiche, devono scappar via con l'accusa di essere troppo intelligenti e perspicaci e la tirannide come base della fuga, così un alito di vento diventa una tragedia nazionale. Il ridicolo della tirannide manifestarsi dunque"
" Sì: ma ho letto di un uomo che entra in un luogo dove si parla molto e vi infila sotto le poltrone un oggetto, poi qualcuno all'interno urla che è attaccato alla poltrona. La cosa si manifesta veramente, il tetto si apre partono dei razzi da sotto le poltrone e finiscono dentro un'astronave fatta con biancheria femminile e spariscono all'orizzonte dell'uomo. Una tragedia per il popolo e chi li guida, non certamente la lotta contro la menzogna e la tirannide, da sconfiggere con l'umorismo unicamente"





" Sai, mio caro amico, la vita semplice assomiglia ad una scala dove pochi vi salgono nel senso giusto e con l'innocenza del conoscere, ma senza il pensiero"
" Vero: tutti gli altri nel senso sbagliato, con maree di articolazioni di pensieri, calcoli e operazioni mercantili e stupidità, dimenticandosi dell'innocenza"
" Sì: una persona con l'innocenza è tutta meno che un essere  debole e facile da infinocchiare. Conosce senza il pensiero, le risposte sono dentro di lui, vibrano, illumino la sua essenza, impossibile da depravare il suo agire ed è leggero nel muoversi"
" Essere lontano dal fragore inutile e far scoperte senza neanche cercarle ti fa sembrare con lo stesso spirito di avventura di Livingstone. L'umorismo dunque ed all'interno di una enorme pesantezza del pensiero umano che si pesa su quintali di mancanza del senso del ridicolo"
" Immagino che ora stai per far partire una tua farsa su qualche Capitan Dust"



" Capitan Dust e la massaia"

Capitan Dust ha passato una giornata intensa passata tra una dichiarazione fiduciosa sul Paese, un'altra che se le cose andranno male, i contribuenti saranno bel felici di privarsi di risorse a favore di uno che ne ha di sostanziose in qualche paradiso fiscale, come del resto, per i tanti "Umanisti" sempre al centro dell'attenzione, meno che per gli inquirenti. Parlando male dei ricchi in un luogo e bene in un'altro, magari una bella legge da punire chi crede di far parte del pianeta terra ancora, una che vieterà di ridere di lui, un'altra contro le menti libere, le uniche che usano l'ottimizzar la vita ed usando la leggerezza dell'umorismo come unica arma verso i " Non uomini" e quindi la tirannide che si fonda su un unico fondamento" O le più grandi vittorie o le peggiori catastrofi" Siccome sui tomi dell'assolutismo la tirannide ha sempre avuto vittorie e le peggiori catastrofi del senso del vero, il ridicolo ha un'altra gemma da sviluppare.

Capitan Dust dorme nel suo catafalco attorniato da servi della gleba, teste d'uovo, lacchè, filosofi e tesorieri di corte e nelle vicinanze...un carro dei vincitori da dove sono appena scesi dopo aver spostato cadaveri, tra cui, loro stessi e quello che dorme sul catafalco.
Nelle vicinanze del catafalco un flacone vuoto datogli dal suo uomo ombra.
D'improvviso gli appare in sogno la matematica che gli dice che non è un'opinione, neanche per crear slogan, risentimenti se le cose non vanno bene ed è basata sull'analisi dei dati, non su quelle delle viscere.
Destatosi dal devastante incubo, da sempre la matematica è un incubo per il potere, i tiranni ed il popolo. Si precipita in bagno, sedendo sul bidè tenendo un discorso usando l'oblò della lavatrice, già in fase di centrifuga

"Po-po-po-po-lllo- abb-abb-ia-te-te-fi-fi-fi-du-du-cia- di-di-di-me-me-me-me- vi-vi-vi- vi -por-tte-rrrrròòòò-all-lllllla-vit-tto-ria.ria-ria-"

Improvvisamente si accorge che il vasetto datogli dal suo uomo ombra è vuoto, chissà se lui sarà ancora sveglio, il suo viso è disperato mentre la centrifuga è terminata, meno che in lui.

Il giorno dopo entra in scena una massaia: l'intero artificio chiamato Governo, chi desidera prendere il loro posto per far lo stesso e varie teste d'uovo domandano alla massaia come si fa di conto e si gestisce l'economia.
Lei porge a ciascuno una ramazza, un secchio, guanti gialli, sciacquoni e strofinacci ed un cappello a punta.

La massaia diventa Ministro dell'economia, le sue decisioni assai efficaci, qualche direttiva.

1) Gli economisti studiar le tabelline aritmetiche con un pallottoliere.
2) Fioccar i "4" verso politici incapaci di far sottrazioni.
3) Nessuna dichiarazione o discorso sull'economia, essendo materia per l'uomo ed i suoi spazi di vita.
4) I calcoli economici fatti con mozziconi di matita, realizzati su fogli usati in macelleria, dal salumiere o dal pescivendolo.
5) Capendo che più si usano mezzi telematici, più ci si allontana dagli spazi di vita dell'uomo.

Intanto i vari Capitan Dust stanno pulendo le piastrelle del bagno ed osservano con malinconia un oblò, senza poter tener discorsi usandolo.


" Già mio amico, l'umorismo è attività seria"
" Sì: oggi parlar di democrazia sarebbe come cercar di descrivere il funzionamento di un'astronave ad un primate"





Attilio Saletta.






































martedì 9 ottobre 2018

Il dovere di cittadinanza.


Qualche allegoria sul dovere di cittadinanza in un mondo ricolmo di ambientazioni dopate.

Per iniziare il percorso eccone una: " Sappiamo tutti delle rovine del potere, ma nonostante ciò, sicuramente non disimpariamo tali perversioni, anzi, le peggioriamo"
Quindi una bella allegoria per poter agire verso il dovere di cittadinanza e l'umorismo come metodo serio per metterlo in piedi.




            “Chi giace sul carro dei defunti?”

Tutto era pronto per far partire una bella guerra e gli ingredienti ben amalgamati per dar risalto verso chi non possiede alcuna progettualità a danno di chi le possiede, una tragicomica farsa che dura da millenni.
Attorno ad un tavolo imperiale sedevano: sapientoni, falsi colti, esperti nel costruir antagonismi, vanitosi, alchimisti delle furberie dialettiche, storicisti; in altre parole, una versione assai sofisticata di esseri cimiteriali, tristi nel descrivere l’assenza di punti di attrito, una cosa che non faranno mai, rappresentanti del popolo, belligeranti, pronti a tener un bel discorso per far partir la guerra, gli uomini ombra, veri artefici di ogni crimine in nome delle idee ed i belligeranti, i loro burattini, una farsa che dura da millenni, industriali bellici, esperti nel fomentar fittizie superiorità intellettuali ed etniche, professori delle ideologie e per finire; i distributori di coccarde da dar ai parenti stretti delle vittime in nome delle idee.
Si aspettava solo qualche bel titolo a caratteri cubitali per farla partire; ma qualcosa non andò come sempre.

La scena? Un tendone dove normalmente gli esseri cimiteriali sono soliti brindare dopo una vittoria ed incensati da chi scrive di tali vicende, su una terrazza, alto locati con cannocchiali a veder i loro prodotti con sterni devastati e corpi senza vita e naturalmente, carri dove esseri umani accatastati l’uno sull'altro a pochi metri dal tendone dove si brinda ad una vittoria.

La scena però non andò come sempre da diversi millenni a questa parte.
Per qualche strano motivo, l’uomo smise di essere un burattino senza fili, divenne consapevole di poter far di meglio che far parte di questo ininterrotto disco rotto degli insani, prese possesso di se stesso. Il risultato?
Nel carro dei defunti si videro: i tomi dell’assolutismo, coccarde, testi pieni di odio, pupazzi squarciati, maschere tragiche e calici e spumanti vuoti.
Nel tendone, un clima festoso si sviluppò con la creazione di opere buffe a descrivere gli esseri cimiteriali e pessimisti sulla natura umana. Gli spettatori, prendersi a schiaffi da soli per aver consentito tutto ciò sin dall'epoca del primo contatto con l’istruzione ufficiale ed un corteo di barbe arrotolate, incartarsi l’un con l’altro per crear una massa informe assieme a cappelli a punta e rumori di sinfonie senza alcun accordo, né spartiti.
Sulle terrazze: uomini, donne e bambini, usando cannocchiali, vedere la disperazione degli esseri cimiteriali intenti a spararsi fucilate con copiosi getti d’acqua e cioccolata liquida.

Un concetto comune farsi strada nell'uomo:

“Ma davvero ci siamo fatti dominare da una schiera di non uomini simili?”

La farsa giunge al tempo presente, termina con una grande danza allegorica in un campo che doveva essere dominio della morte; sostituita da quella dell’allegria, con uomini, donne e bambini con ceroni massicci sui volti, parrucche enormi sopra le teste, abiti enormemente gonfiati e sulla base di musiche burlesche; la vita si manifesta con salti, gioia e giocare a tennis usando testi sul pessimismo verso la natura umana ed un abbraccio corale avviene ed anche il creato attorno a loro gioisce. Quindi dovere di cittadinanza.

La seconda allegoria vede dialogare due personaggi sul tema delle devastazioni provocate dai personalismi ed i capricci del potere e la natura che non sta a guardare. Un'altro fondamentale tassello del dovere di cittadinanza descriversi.


" La quercia, un uomo ed Epicuro"

Un uomo osserva una quercia secolare, osservandone la maestosità e lui, ben poca cosa e l'uomo non al centro del pianeta, ma uno dei tanti attori di questo luogo sferico.
Per strane circostanze, la quercia inizia a parlargli. Parte un dialogo tra i due ed il tema del dovere di cittadinanza al centro. la partenza da parte del grande albero secolare.

" Toglimi una curiosità: Epicuro non disse a suo tempo che bisognava far sparire i teatranti dalla vita politica?"
" Già: le cose sono decisamente peggiorate da allora. Personalismi in ogni dove, pensieri fissi ed inchiodati, urla, adunate di piazza, discorsi sempre fuori posto in ogni dove"
" Conosco che la natura non se ne sta da una parte. Se l'uomo non si sbarazza di tutte queste ambientazioni dopate e subito, le devastazioni saranno immani con un grado e mezzo di salita della temperatura di questo pianeta..."
" Sì: le urla e gli antagonismi non potranno coprire con il loro nulla le catastrofi, parto degenere dei personalismi, la politica, il consenso; in altre parole, le ambientazioni dopate
" Quindi il dovere di cittadinanza è sbarazzarci dai personalismi, i dopati e le trappole della mente"
" Con Epicuro come porta bandiera senza averne alcuna"
" Alle volte voi uomini sembrate persone che sanno tutto e per far ciò, smettono di sapere e conoscere. Un bel mistero"
"Già: ma Idio non creò l'universo in otto giorni e per fortuna non aveva attorno opinione pubblica e sapientoni, in caso contrario, questo luogo sarebbe ancora informe a parte di dopati e i teatranti vari. Adesso sto sotto di te, così potrò far qualche scoperta e lo show è tutto qui"

Per andar avanti con decisione, ecco una terza allegoria nel secolo della incomunicabilità.
Un uomo entrerà nel cervello di un uomo moderno, solito aver il suo organo pensante, ricolmo di titoloni, punti esclamativi, certezze, rissosità, reggimenti e dati falsi sulla natura umana.
Il protagonista, entrandovi all'interno, scorgerà un baule pieno di ragnatele; in altre parole: lui stesso, ma anche qui, tracce del dovere di cittadinanza"

" Un baule e la falsità che questa sarebbe una società multietnica e cosmopolita"


Un uomo è da poco entrato in un cervello di un contemporaneo, osservandone le devastazioni, ma la sua attenzione si dirige verso un baule pieno di ragnatele, forse mai aperto, riesce ad aprirlo ed bambino gli appare dal volto innocente. Tra i due inizia un dialogo con l'uomo farlo partire.

" Da quanto tempo sei all'interno di quel baule?
" Molto: mi rinchiuse qui dentro il giorno in cui iniziò a dar peso nullo a se stesso perché pensò di aver bisogno di un capo che decideva per lui"
" Come passa le giornate?"
" Tra un attrito e l'altro. Gli basta anche solo inciampare su un scalino per passar l'intero giorno ad aver attenzione e nevrosi su quel fatto"
" Immagino:al suo confronto, la guerra dei trent'anni deve sembrare un picnic a Villa Borghese"
" Hai mai sentito parlare del sincretismo?
" Qualche volta mio caro bimbetto. Cosa vuoi comunicarmi?
" Che l'epoca dopata da personalismi ha anche la falsità che questa sarebbe una società cosmopolita e multietnica"
" Vuoi dirmi che se in una casa vi ci abitano persone provenienti da tanti luoghi diversi, etnie, credi religiosi e chissà cosa d'altro non ha nulla da spartire con una vita comunitaria cosmopolita?"
" Esattamente"
" Quindi può essere tale solo sul sincretismo in cui tante idee, progettualità convivono assieme e c'è un clima di auto crescita, non un autoscontro fatto di reggimenti, pessimismo sulle qualità umane"
" Già: come il corpo umano quando i vasi comunicanti agiscono"
" Sì: ma non fuori dalle arterie che passa per essere una società multietnica"
" Eppure una società cosmopolita agì nel diciannovesimo secolo"
" Vero: vidi un quadro a Palazzo Braschi che ne descrisse i tratti: rinnovamento del pensiero umano, ridar fiato alla vita spirituale, o meglio, risveglio, non il letargo dell'oggi fondato sui personalismi e il corteo dei dopati che sono la testimonianza du una elevatissima sofferenza interiore, non  problemi autentici, ma spirituali"
" Già: ma in seguito intervenne il peggio del peggio, un'onda lunga di devastazioni che ha anche l'effetto che l'uomo contemporaneo mi ha chiuso dentro questo baule"
" Capisco: le ideologie, l'uso psicologico delle folle, le sociologie di massa, il disinteresse verso la menzogna, l'uomo esente da qualsiasi colpa, la nevrosi che annientò la vita consapevole, la propaganda, la bramosia dei grandi numeri, la riduzione degli spazi per l'uomo ed il controllo psicologico dell'uomo da parte del potere. Una forma sofisticata di tirannide mascherata da democrazia"
" Già: neuro marketing, ma per il dovere di cittadinanza serve togliere di mezzo questo corteo di non uomini tra cui chi mi ha rinchiuso qui dentro"
" Sì: nessun pensiero fisso e la sceneggiatura del tuo vivere non darla ai cattivi dai sorrisi finti"
" Tu avevi qualche baule al tuo interno?"
" Sì: ci avevo messo le cose che ho disimparato dall'istruzione ufficiale, ora è finito nell'oblio, non il mio dovere di cittadinanza"
" Vengo con te: vivere con uno sconosciuto a se stesso è piuttosto decadente"
"Ok: ma non amo la vita noiosa. Sono ancora un bimbo che gattona sul pavimento di casa e la mia stanza dei balocchi è la conoscenza"
" Ottimo: lasci agli altri il privilegio di diventare stupidi. Andiamo via, lui sta guardando un programma televisivo con i soliti teatranti, ama così tanto far la comparsa
" Bene: andiamo a conquistare il dovere di cittadinanza"

Nel penultimo frammento andremo nei meandri dell'economia dopata e le oasi del potere che usa il denaro per crearla, facendo crollare il desiderio del lavoro da parte dell'uomo che passa per diritto di cittadinanza che è la negazione dell'unica cosa che conta: Il dovere di cittadinanza.



Un uomo è entrato in un istituto economico, osserva maree di dati statistici, riesce a penetrarvi all'interno. Incontra un uomo, facente parte di qualche dato. Chi non ha di che vivere. Ma il dato non indica che lui desidera creare benessere per i suoi simili ed un dialogo parte da parte di quel dato statistico che è un essere umano. il desiderio del dovere di cittadinanza forte nella sua semplicità e l'allergia verso le oasi del potere per determinarlo.

" Sai: non ho di che vivere, ma ho doti di progetto ed ogni giorno mi impegno per dar beni  verso il mio prossimo"
" Dovresti essere felice: riceverai denaro a frotte da parte del potere politico sulla base del diritto di cittadinanza"
"Non sono per nulla felice: Io desidero il dovere di cittadinanza, lavorare, dar fondo alle mie qualità progettuali, creare, sviluppare idee dinamiche, applicare il primo articolo della Carta Costituzionale"
" Comincio a capire il tuo legame con il vivere stesso: quella ipotetica fonte economica creerebbe un'economia dopata, disincentivando nell'uomo con scarse fonti economiche il desiderio del lavorare e darsi da fare, creando una società amorfa, fondata su una falsa circolazione del denaro dove lo scambio non esisterebbe"
" Peggio mio amico: nessuna auto responsabilità verso se stessi e la condizione precaria di tanti e quindi, nessun desiderio di svolta fondata sull'impegnarsi sul terreno del lavoro. 
" Vero: ma la stessa cosa per lo oasi fittizie del potere. Perché dovrei  ricercare il meglio della società civile e crear lavoro, quando questo non sarebbe più necessario?"
" Ancor peggio: perché dovrei investire del denaro per mettermi in proprio ed elevare il mio scambio, quando potrei farne a meno ricevendo del denaro senza dover far nulla: Dove sta di casa il dovere di cittadinanza?"
" Sì: immagino che tu sei impegnato a dar scambio, lavorare, darti da fare, pur in assenza di riscontri e se poi avrai qualche fonte economica sarà finalizzata ad alzar le tue capacità di progetto; quindi il tuo sacrosanto dovere di cittadinanza e la gioia profonda etica, quella che porge il più alto livello di felicità"
" Sì: non possedere tempo per girovagare sul nulla, diventando vittima di un'economia dopata. Questa non è dovere di cittadinanza e pazienza se sono inserito in un dato statistico che non indica cosa desidero farne della mia vita"
" Il dovere di cittadinanza"
" Esattamente"     

L'ultimo frammento che ho scelto è il tema dell'istruzione e quante trappole sono inserite all'interno come un'auto con segnali stradali sbagliati e tu vi procedi per finire su una scarpata. 
Anche qui, la strada giusta è sempre il dovere di cittadinanza.

"Anche voi sarete costretti a sperimentare una conoscenza che viene da dentro"



Un ragazzo vitale, a scuola mal visto da tutto in corpo insegnante ed ovviamente i suoi compagni di classe per la sua pretesa di voler sperimentare le origini dell’omicidio in nome delle idee, inventando scenari lontano anni luce dai libri di testo da imparare a memoria come un cavallo con tanto di laccio per trasportar pesi; quelli del non detto.

I suoi voti sempre bassi nelle interrogazioni, forse perché si interroga sull'essenza del vivere e le amnesie dell’istruzione ufficiale, non avendone, è ben felice di aver diversi “Quattro” in pagella, ma alti in forza creativa.

All'uscita dall'istituto scolastico è accerchiato da suoi coetanei con intenti criminosi nei suoi confronti, ma il ragazzo è sereno.

“Cosa volete? Forse annientarmi perché amo sperimentare il sapere e mai smettere di farmi domande, anche all'ora del desio che voi desiderate regalarmi?

Un coro unico nei suoi confronti

“Pensi di essere diverso da noi? Nato con caratteristiche diverse? Ora faremo della tua faccia il nostro bersaglio e smetterai di essere così vitale”

Improvvisamente accade qualcosa: dal cielo piovono scoperte umane create da chi ha amato sperimentare la conoscenza e gli impossibili che finiscono addosso ai bulli del non sapere.

L’insegnante giunge e vedendo gli accadimenti, inizia a gettar via dalle sue tasche vari elementi come: nicchie pagane, maschere, ampolle e abbraccia un libro: David Copperfield di Charles Dickens, decidendo di smettere di far l’aguzzino che vessò un ragazzo amante del far scoperte.

Il ragazzo: “Vedi che in chi genera violenza si annida il germe dell’insegnate che vessò David, anche da parte di qualche coetaneo mio. La chiave del bullismo sta tutta qua, ma vedo che incominciano a giocare con le scoperte umane e gattonare sul prato”

L’insegnante: “Posso iniziare a sperimentare me stessa, spingendo ragazzi a mandar all'aria testi cimiteriali che tu hai smontato. Non è mai tardi per disimparare falso sapere. Nessun ragazzo deve essere punito perché ama sperimentare la conoscenza e nessuna collina di Dover da scalare per scappare dal falso sapere. Quindi dovere di cittadinanza.


Attilio Saletta















giovedì 27 settembre 2018

"Ho sempre ragione" farsa che dura da tre millenni.


Da oggi, diverse persone deboli, insicure e senza spina dorsale hanno iniziato a svolgere un nuovo lavoro.

" I badanti dei loquaci"

Pagati attraverso in nonsense di chi ha sempre ragione.

Ma dove tutto ebbe inizio?


Un giorno, l'intelligenza decise di lasciar andare la ragione via di casa per vedere quali danni avrebbe fatto, ma per sincerarsi delle sue azioni, si trasformò in vari personaggi per star a contatto di chi ha sempre ragione.


Divenne una persona tranquilla che fu buttata per terra da un uomo che in tono deciso gli disse

" Io ho sempre ragione, l'educazione civica non esiste. Ha valore solo per le persone deboli"


Si trasformò in una donna. Un avvocato gli gettò la sua sapienza.

" Io ho sempre ragione. Lo Stato di Diritto non esiste ed è per questo che sono un benestante proprio perché ho sempre ragione. Chi desidera avere Diritti è un insicuro"



Entrò in un locale pubblico in veste di un ragazzo dal viso ironico e gli avventori gli dissero urlando del loro sapere

"Noi abbiamo sempre ragione attraverso le opinioni, perché solo attraverso l'assenza di regole possiamo avere ragione. Chi usa l'intelligenza è senza spina dorsale"


In un parco si trasformò in uno Scoiattolo ed un uomo dalla quasi nulla vita economica gli fece una relazione su come non farci caso.

"Io amo un uomo politico, è l'unica maniera per non immedesimarmi con la mia vita. Quindi io ho sempre ragione. Chi invece si immedesima nella sua vita è solo capace di fare relazioni tra cosa faceva la Maga Circe e l'amore di molti verso un qualsiasi uomo politico"


L'intelligenza divenne un biglietto di cinquanta euro ed un politico gli parlò dell'uso del denaro.

" La politica costa, quindi bisogna rubare, perciò io ho sempre ragione parlando di legalità, giustizia sociale e lotta alla corruzione per incentivarne gli effetti, giacché io ho sempre ragione. Chi non ruba non sa cosa sia la democrazia"


Divenne un pallone da calcio ed un tifoso gli dimostrò le sue capacità di osservazione.

" Io ho sempre ragione. Gioisco se la mia squadra vince con l'inganno ed ancor di più con il mio amato uomo politico far di peggio. Quindi ho sempre ragione. Chi ama le regole non sa cosa sia la vita sociale"


Entrò nella coscienza di un opinionista e vide qualcosa.

" L'area del aver sempre ragione vastissima e la ricerca del vero, rinchiusa in un baule coperto di ragnatele e gelatina ed i fatti rinchiusi in celle e le parole, libere di agire ed i veri pensieri nascosti dentro armadi pieni di colla. Insomma: l'area dell'aver sempre ragione"


Divenne un cadavere ed uno storicista gli fece capire il suo amore per l'uomo.

" Io ho sempre ragione. Senza l'omicidio in nome delle idee, i carri pieni di cadaveri e far festa da una terrazza con un binocolo per veder la mia ragione agire, non potrei usare i miei linguaggi cimiteriali. Chi evita di leggere i miei necrologi è uno squallido essere che ama la vita"


L'intelligenza decise di passare all'azione, trasformandosi in un microfono durante una seduta di psicologia di massa...scusate, una manifestazione politica.

Il comiziante allargar la sua bocca sin sopra le orecchie ed il popolo aldilà del livello dei loto lobi prefrontali. Il microfono si mise a parlare.

"Sono tre millenni che non fate che parlare attraversi immagini e circuiti mentali. Non potreste far di meglio o giocar a dir di aver sempre ragione è un qualcosa che amate così tanto dallo scordarvi di tutto il resto?

Il silenzio calò in una piazza in assenza di argomenti da sviluppare, la bocca di un uomo tornò al sua stadio naturale e i lobi prefrontali di molti individui tornarono a funzionare.


La vicenda ebbe subito un'azione decisa dei tanti reggimenti della ragione con il desiderio di annientare l'intelligenza per sempre.

L'intelligenza si trasformò in un masso di granito quadrato che si pose in mezzo ad una strada.
I reggimenti giunsero lì ed incominciarono ad inveire contro il masso gridando di aver sempre ragione.
Il masso divenne una sfera di granito, rotolando verso chi aveva ed ha sempre ragione. I reggimenti, inseguiti da un masso sferico terminarono il loro agire in un fosso assieme ai loro necrologi verso l'intelligenza.


La sera stessa, l'intelligenza passò una bella serata assieme a persone deboli, insicure e senza spina dorsale.

Decisero di svolgere un nuovo lavoro.

" I badanti dei loquaci"


Attilio Saletta.